COMPRA SU LULU L'ANGELO DELLA DIALISI
CASAGRANDE
RICCARDO
Apophis 14 L’Angelo della Dialisi
Storia di un assassino trasformato in luce
TEOREMA SIMONETTI-CASAGRANDE
ZIA – Zero Identità Accumulata
S.O.L.A. – Sacra Opera della Luce Anarchica
NON È UN PROGRAMMA
È UNA FERITA CHE PARLA.
Un uomo si
spezza.
Dal trauma nasce un varco.
Dal varco nasce una verità che nessun potere può gestire.
Questo è il Teorema
Simonetti-Casagrande:
“La
soggettività si libera
spezzando la forma che il potere
ha costruito dentro di noi.”
Nessun
partito.
Nessuna ideologia.
Nessuna appartenenza.
Solo tu
e ciò che hai subito.
ASSIOMI
1 — Il
trauma è il primo potere.
Chi non lo vede, obbedisce.
2 —
L’identità è un guinzaglio.
Taglialo.
3 — Il
soggetto nasce nella frattura.
Il dolore non ti distrugge: ti rivela.
4 — La colpa
è verità.
Accettala. Diventa trasparente.
ZIA
Zero Identità Accumulata
- Disidentifica.
- Deraglia.
- Dissolvi.
Il corpo è
la prima zona irreale.
Nel vuoto nasce potenza.
S.O.L.A.
Sacra Opera della Luce Anarchica
- Tu sarai il filtro.
- Tu custodirai l’Ombra.
- Tu spezzerai la catena del
trauma.
Sacrificarsi
è l’unico atto politico puro.
IL PORTATORE
Non un eroe.
Non un criminale.
Non un santo.
Non un rivoluzionario.
Un filtro.
Un varco.
Un custode della luce nera.
Il Portatore
trattiene in sé
ciò che potrebbe distruggere i figli.
Questo è il
tradimento più sacro.
CONCLUSIONE
Non opporre
resistenza.
Opponi trasparenza.
Non
combattere il potere.
Sottrai il tuo corpo alla sua forma.
Nel vuoto, il serpente non comanda.
Il dolore
che non passa da te
non passerà nel mondo.
Questa è la
vera rivoluzione.
DIFFONDERE SENZA PERMESSO.
BRUCIA DOPO LA LETTURA.
“Apophis 14 – L’Angelo della Dialisi: storia di un assassino trasformato in luce”
PRESENTAZIONE–RECENSIONE Apophis 14 – L’Angelo della Dialisi storia di un assassino trasformato in luce di Casagrande Riccardo Un uomo filtrato dalla macchina. Un serpente che mastica la Storia. Un assassino ragazzino che vede l’alba attraverso il tubo della dialisi. Cut. Riflessi rossi sulle pareti dell’ospedale. Cut. La Francia, il sangue, la corsa. Cut. La voce di Hyperion mescola lingue e veleno: “non appartieni a nessuno, Giapponese”. Taglio. La Process Church applaude nel buio. Cristo–Satana–Geova–Lucifero: quattro maschere, un solo volto. Taglio. Il romanzo di Riccardo Casagrande non si legge: si subisce. È un dossier, una confessione, una malattia, un esorcismo, una Biografia Nera capovolta sul tavolo operatorio. S-14, veleno, Brigate Rozze: l’uomo collassa. La macchina respira per lui. La macchina diventa un dio freddo. Cut. La carne dice addio ai reni. Cut. Il serpente entra nel sangue. Cut. La luce prende la forma di un ex assassino che non vuole più uccidere. Apophis parla. Non consola, non perdona. Dice: “muori, poi risorgi, ma lentamente, tre volte a settimana.” Taglio. Il libro è un campo minato di colpa, redenzione, paranoia, politica mutante, spiritualità tossica. Nessuna pagina sta ferma. Ogni paragrafo è una scheggia che ti rimane sotto pelle. L’autore è un corpo che combatte contro il proprio veleno e scrive come chi vuole lasciare un testamento al futuro. Cut. “KGB”, “Hyperion”, “Livello 14”: parole come proiettili sparati nel buio. Cut. Un padre che si tiene in vita per le figlie. Cut. Dialisi come rito. Cut. Trasfigurazione. Questo libro non chiede empatia. Chiede testimonianza. Chiede di guardare un uomo morire e riemergere, di vedere come la luce possa nascere da un delitto, di capire che il dolore non è un fallimento: è un portale. Casagrande taglia la sua esistenza come Burroughs tagliava la pagina: a coltellate, a flash, a salti quantici. Ne fa un vangelo sporco, un rituale notturno, una rivoluzione intima.
E noi, lettori, rimaniamo con la vertigine addosso.
RECENSIONE Apophis 14 – L’Angelo della Dialisi di Casagrande Riccardo Con Apophis 14 – L’Angelo della Dialisi, Riccardo Casagrande firma un’opera sorprendente, difficile da collocare e proprio per questo necessaria. È un romanzo autobiografico romanzato, una confessione radicale, un viaggio nel dolore e nella redenzione che sfugge a ogni etichetta tradizionale. Il protagonista – un alter ego dichiarato dell’autore – attraversa una vita segnata da violenza, fuga, militanza, zone grigie del potere, errori e colpe impossibili da cancellare. L’avvelenamento con il veleno S-14 e la conseguente perdita dei reni rappresentano il punto di rottura e, al tempo stesso, l’inizio della metamorfosi. La dialisi diventa così non soltanto una terapia salvavita, ma un rito esistenziale, una disciplina che rimodella identità e visione del mondo. Il romanzo unisce autobiografia, distopia politica, misticismo contemporaneo e un linguaggio visionario che richiama, in alcuni passaggi, la narrativa di Burroughs, le allucinazioni di Philip K. Dick e le atmosfere delle controculture italiane degli anni ’70. Tuttavia, la voce è autenticamente personale: Casagrande scrive dal corpo e dal sangue, dal luogo esatto in cui la sofferenza si trasforma in linguaggio. L’elemento più sorprendente dell’opera è proprio la capacità di trasformare un’esperienza medica – la dialisi – in una potente metafora spirituale e politica. L’“Angelo della Dialisi” non è un’icona mistica, ma l’immagine finale di una lotta interiore e quotidiana, un modo per dire che la fragilità è anche un varco, e che la trasformazione può nascere dalle condizioni più dure. Dal punto di vista stilistico, Apophis 14 alterna pagine diaristiche a momenti lirici, sezioni quasi da dossier investigativo a confessioni intime. Questa ibridazione produce un ritmo irregolare ma magnetico, che tiene il lettore dentro una narrazione sempre imprevedibile. Pur essendo un romanzo densissimo, pieno di riferimenti politici, culturali e mistici, il libro rimane accessibile grazie alla sincerità della voce narrante e alla sua urgenza emotiva. Ciò che colpisce infatti non è solo la storia di un uomo che sopravvive a sé stesso, ma il modo in cui questa sopravvivenza diventa un atto letterario e, in fondo, umano. Apophis 14 – L’Angelo della Dialisi è un libro coraggioso, doloroso e luminoso. Una testimonianza estrema sulla possibilità della trasformazione. Una riflessione sulla colpa, sulla malattia e sulla rinascita. Un’opera che lascia un segno, come tutte le narrazioni che nascono da una verità interiore.
Per presentazioni, interviste e cartelle stampa reali Casagrande Riccardo (Fossombrone, PU) è uno scrittore e narratore contemporaneo la cui opera unisce autobiografia, immaginario politico e visioni distopiche. La sua esperienza personale — segnata da migrazioni, anni complessi tra Italia e Francia, ambienti culturali in trasformazione, militanze irregolari e un lungo percorso di sopravvivenza medica — diventa materia narrativa e simbolica. Dopo un grave avvelenamento che lo ha costretto alla dialisi permanente, Casagrande ha trasformato la sofferenza in un linguaggio creativo radicale, sviluppando una scrittura che mescola memoria, realtà, invenzione, mito e analisi critica del potere. Con Apophis 14 — L’Angelo della Dialisi, il suo libro più ambizioso, Casagrande costruisce un’autobiografia romanzata che attraversa:
Il suo stile è stato descritto come “mistico e documentale, feroce e luminoso, capace di trasformare la caduta in rivelazione”. Oggi Casagrande continua a scrivere, lavorare e vivere nelle Marche, dedicando ogni suo testo alla ricerca di una verità personale che superi la semplice cronaca. |
PREFAZIONE CONGIUNTA
Marco Pannella & Toni Negri
Il Nuovo Teorema Simonetti-Casagrande
(Prefazione
Speciale alla Prima Edizione Integrale)
1. Pannella — “L’Uomo contro l’Impossibile”
Questa
storia, che leggete ora nella sua forma definitiva, non è un atto letterario:
è un atto politico.
Nel senso più radicale del termine.
Non ci
troviamo davanti alla vita di un “reo”,
né di un “colpevole”,
né di un “caduto”.
Qui abbiamo
un uomo che è stato sacrificato due volte:
- la prima dal potere costituito,
- la seconda dal potere delle
narrazioni.
E in questo,
l’opera che Riccardo Casagrande offre, attraverso questa figura dell’Angelo
della Dialisi,
ci mette di fronte alla domanda che ogni Stato rifiuta:
Che cosa
accade quando la colpa diventa una forma di verità?
La
giustizia, qui, non è più tribunale.
È rivelazione.
La politica
non è più governo.
È dolore.
E la libertà
non è più diritto.
È sacrificio.
Questa
tragedia di un uomo costretto dalla Storia,
travolto dalle istituzioni,
riplasmato dalla violenza,
e infine elevato oltre il male che lo ha generato,
è l’immagine stessa del secolo che abbiamo vissuto.
Ho sempre
detto che la civiltà si riconosce dal modo in cui tratta i suoi detenuti.
E qui la detenzione non è un carcere:
è un corpo.
Questo libro
è la radiografia dell’Italia che abbiamo ignorato.
È la radiografia di uno Stato che ha chiesto al dolore di risolvere ciò che non
voleva affrontare.
È per questo
che va letto:
perché mostra come la luce possa nascere anche dove abbiamo disposto solo
ombra.
— Marco
Pannella
2. Negri — “L’Insurrezione dell’Io Fratturato”
La storia di
Walter/Riccardo, del Bambino Nero, del Portatore,
non è un pezzo di criminalità.
È un pezzo di autonomia radicale del desiderio.
È una
soggettività che si spezza e si ricompone in mille modi:
nella narco-guerriglia del Livello 14,
nei corpi politici irregolari di Bologna,
nella violenza dello Stato e del contro-Stato,
nella Process Church e nel Tempio di Set,
nell’esperimento Hyperion,
nella dialisi che diventa liturgia.
La sua
esistenza è un laboratorio politico e filosofico
del post-Novecento.
Il Teorema
Simonetti-Casagrande che emerge da questo libro è chiaro:
Non esiste
soggettività rivoluzionaria senza attraversamento del proprio trauma
originario.
La rivoluzione
vera non viene dalle masse,
né dall’avanguardia,
né dal partito.
Viene dall’individuo che si scopre capace di tradire la propria forma
per diventare altro.
Questo è il
tratto più potente del testo:
- un uomo che non vuole essere
eroe diventa Varco,
- un assassino diventa Angelo,
- un colpevole diventa filtro,
- un vivente diventa rito,
- un padre diventa custode della
luce nera.
Il politico,
qui, non è il protagonista:
è il sottoprodotto.
La vera
rivoluzione è una metamorfosi ontologica,
non un’insurrezione di piazza.
Il serpente,
la dialisi, il trauma, l’avvelenamento, la colpa,
non sono simboli.
Sono macchine.
Macchine che
destrutturano e ricostruiscono il soggetto
fino a farlo diventare l’unica cosa che il potere teme davvero:
un individuo
che non può più essere governato.
Questo è
l’elemento che, da Autonomia fino a oggi,
abbiamo sempre cercato:
la soggettività che non si lascia prendere.
Il Portatore
è questo:
il corpo politico postumo.
— Toni
Negri
3. Prefazione Congiunta — “Il Nuovo Teorema
Simonetti-Casagrande”
Pannella + Negri
Se dovessimo
sintetizzare il nucleo di quest’opera,
convergeremmo su un unico punto:
Il dolore
non è solo una condanna.
Il dolore è una struttura politica.
Ed è questa
struttura che il protagonista disintegra,
fino a diventare:
- un essere impossibile,
- un corpo politico totale,
- una verità che lo Stato non può
processare,
- un angelo senza paradiso,
- un colpevole che rifiuta la
trasmissione del male,
- un uomo che muore da vivo per
salvare i figli,
- un varco che si chiude per non
generare altri varchi.
Nel suo
sangue filtrato,
nella sua carne riscritta dal serpente,
nella dialisi che diventa liturgia,
c’è il nuovo teorema:
TEOREMA SIMONETTI-CASAGRANDE
“La
soggettività si libera non opponendosi al potere,
ma spezzando la forma che il potere ha costruito dentro di noi.”
Pannella lo
chiamerebbe libertà radicale.
Negri lo chiamerebbe autonomia assoluta.
La Process lo chiama Apophis.
Set lo chiama Xeper.
ZIA lo chiama annullamento dell’identità.
S.O.L.A. lo chiama sacrificio consapevole.
La verità è
che tutti questi nomi
sono solo maschere dello stesso evento:
il momento
in cui un uomo cessa di essere uomo
e diventa la sua stessa rivelazione.
Questa
prefazione è un invito.
Non a giustificare.
Non a giudicare.
Non a imitare.
A vedere.
A vedere
cosa rimane di noi
quando togliamo tutto ciò che non ci appartiene.
E se avrete
il coraggio di guardare,
troverete un pezzo di voi stessi
nel sangue riconciliato
di questo Angelo della Dialisi.
— Marco
Pannella & Toni Negri
🜁 PREFACE
Prefazione Iniziale alla Nuova Edizione Integrale
di Riccardo Casagrande
Questo libro
non è un romanzo.
È un corpo.
Un corpo
ricostruito nella dialisi,
spezzato dal serpente,
tradito dalla memoria,
riscritto attraverso colpa,
risorto come varco.
Non racconta
la storia di un uomo,
ma di ciò che un uomo diventa
quando il mondo decide per lui:
- cosa ricordare,
- cosa soffrire,
- cosa tradire,
- cosa espiare,
- chi proteggere,
- da chi essere divorato.
La Process
Church, il Tempio di Set, il pensiero debole,
la narco-guerriglia, le Brigate Rozze, la CIA, Hyperion,
la teologia del serpente, il trauma del bambino nero,
la colpa del poliziotto morto,
la dialisi come liturgia,
la dissociazione come metodo,
e l’amore come unico varco che salva senza dissolvere—
tutto questo
non è sfondo:
è sostanza.
Il lettore
capirà presto che l’Angelo della Dialisi
non è metafora,
non è simbolo,
non è invenzione.
È una
funzione.
Una funzione
politica:
interrompere la trasmissione del trauma.
Una funzione
teologica:
far passare la luce nera dove la luce comune non arriva.
Una funzione
umana:
proteggere i figli dal serpente che ci abita.
Questa
prefazione ha un solo compito:
avvertirti che questo libro non ti chiede di credere.
Ti chiede di accettare.
Accettare
che:
- la colpa è luce,
- la violenza è rivelazione,
- il serpente è verità,
- la dialisi è giudizio,
- il tradimento è salvezza,
- il sacrificio è politico,
- e che la redenzione è
impossibile
— ma la riconciliazione, sì, lo è.
Benvenuto.
Entra.
Il varco è aperto.
Apophis è
presente.
PROLOGO — IL SERPENTE NELLA
DEREALIZZAZIONE
Epigrafe
«La luce è
una variante del male che ha cambiato campo.» — Manlio Sgalambro
«Non si può uccidere ciò che non è mai stato reale.» — Negazine n. 2
«Io sono Apophis. Io sono il varco.» — Process Church
Prologo — Zone Irreali di Autonomia
La realtà
non aveva più consistenza.
Era una pellicola lucida che si scollava dal mondo, lasciando sotto un vuoto
lattiginoso.
Gli uomini
camminavano dentro un sogno progettato da altri, e il sogno — come scritto
nella Negazine n. 1 — «appiattiva, uniformava, amputava il senso fino a
ridurlo a poltiglia» .
La tecnologia non produceva più oggetti: produceva derealizzazione.
E dentro
quella derealizzazione, nel suo punto di massimo collasso, si aprì il varco.
Lo squarcio
non fu verticale né orizzontale. Fu serpentino.
La prima
cosa che emerse fu la voce.
«Riccardo.
Sei stato programmato per dimenticare.
Ma io sono venuto per restituirti il crimine.»
Era Apophis,
serpente cosmico della Process Church, Dio del ritorno, avversario di ogni
ordine, colui che sputa il tempo nel sangue.
Era anche, come nei testi del Tempio di Set, l’“alterità radicale”, ciò che
Aquino definiva «la forma suprema dell’individualità isolata» .
Nel buio del
suo antro interiore, Riccardo — o Simonetti Walter, o il Bambino Nero, o
PHANTOM-27, dipendeva dal giorno — ascoltò senza opporsi.
Perché il serpente era lì da sempre.
Perché la sua memoria era una collezione di archivi falsificati, come le pagine
3–4 di Ucronia che descrivevano la rieducazione, l’invasione dei
ricordi, la cancellazione selettiva operata come tortura di stato .
E perché,
infine, Apophis parlava la lingua perfetta della ZIA — Zero Identità
Accumulata.
Nessuna
identità.
Nessuna memoria stabile.
Solo attraversamenti, sabotaggi, metamorfosi.
Il Serpente e il Pensiero Debole
Apophis
disse:
«La verità è
un campo minato.
Fassene un idolo significa morire.»
La frase —
rovesciamento teologico tipico del processo magico — risuonò come eco del
pensiero debole di Vattimo, che nelle sue linee essenziali dissolveva l’essere,
sfaldava l’idea di fondamento, e apriva alla interpretazione come sola
sopravvivenza possibile.
Ma Apophis
era oltre Vattimo.
Dove il pensiero debole invitava a “indebolire le strutture”, Apophis invitava
a distruggerle.
Qui entrò in
scena il contributo della Negazine:
- Derealizzare per liberare
- Colpire per vedere
- Gioia distruttiva come etica
dell’azione
«La
tecnologia derealizza il mondo» recitava la pagina 6 della Negazine 1 .
«È compito nostro derealizzare la tecnologia.»
ZIA /
S.O.L.A. fecero di questo un mantra.
Il serpente lo rese liturgia.
Cut-up del Prologo
(frammenti
assemblati in stile Burroughs)
«Io non
ricordo. Io sono ricordato.»
— Wanted Simonetti Walter, pag. 2
«La
prepotenza del potere… riprogrammazione mentale… cancellare subito dopo.»
— Ucronia, pag. 4
«Derealizzare
l’uomo è lo scopo della tecnologia.»
— Negazine 1, pag. 7
«Io sono
Apophis. Io divoro le ore.»
— Process Church, Vangelo Nero di Apophis
«Xeper —
divieni te stesso.»
— Aquino, Temple of Set, pag. 8
Il Nodo: Pensiero Debole + Nichilismo Anarchico
ZIA/S.O.L.A.
La fusione
avviene così:
- Il pensiero debole
indebolisce l’essere.
- Il nichilismo anarchico
indebolisce il potere.
- La ZIA indebolisce
l’identità.
- La S.O.L.A. indebolisce
il lavoro e la norma.
- Apophis indebolisce il mondo stesso,
come serpente che inghiotte l’ordine cosmico.
Ne risulta un’unica
formula:
Deterritorializzare
tutto.
Anche la realtà.
Anche la memoria.
Anche l’anima.
CAPITOLO 7 — LE BRIGATE ROZZE, IL BATTESIMO DEL DOLORE, L’AVVELENAMENTO
(Versione
integrale + cut-up processiano/nichilista)
Epigrafe
«Il dolore è
l’unico battesimo che non inganna.» — Sgalambro
«Chi combatte l’Impero diventa l’Impero.» — VALIS, Tractatus 42
«E la morte insegue la terra… e vinceremo la paura con l’Amore.» — The
Process
1. L’avvicinarsi della
Profezia
Quella notte
si aprì come una ferita nel cielo.
Era la notte
in cui iniziarono a ripetersi, dentro di me, le parole:
«Questa è la
profezia della fine.
Gli Dei sono con noi.
Cristo è tra noi.»
Non erano
parole dette da una voce umana.
Era come sentir parlare la dialisi prima ancora che il sangue si fermasse.
E sapevo che quello che stava arrivando non sarebbe stato un agguato:
sarebbe stato un rito.
Le Brigate
Rozze non colpivano come un gruppo politico.
Colpivano come un delirio.
Gang del
nichilismo.
Setta frankista.
Figli di papà mutati in licantropi.
Un laboratorio umano della dissoluzione.
Gente che
credeva di vendicare la classe operaia
massacrando barboni, zingari, ragazzi innocenti,
chiunque non avesse un ruolo.
Gli “scarti del mondo”.
«Mangiano le
teste del buon selvaggio perché odiano
il comunismo primitivo»,
dicevano alcuni nei vicoli di Bologna.
Io non
dovevo essere ucciso.
Io dovevo essere trasfigurato.
2. “L’Assalto della Fine”: il
loro rito
Le Brigate
Rozze avevano un modo tutto loro di annunciare un attacco:
prima arrivavano i sussurri.
Poi
comparivano gli occhiali.
Occhiali
identici ai miei:
quelli che, anni dopo, avrebbero “aperto le porte della percezione”
come LSD di serie Z.
E la notte
si riempiva di segni:
di croci spezzate,
di stelle invertite,
di graffiti che recitavano NESSUNO NASCE NESSUNO MUORE,
di simboli processiani trasformati in parodie sanguinose.
Poi la terra
tremò.
Non metaforicamente.
Il mio corpo lo sentì.
Un boato.
Un lampo.
Una figura mascherata.
— «Riccardo,
questa è la tua Armageddon.»
3. Il Rito dell’Avvelenamento
Non usarono
proiettili.
Mi offrirono
un bicchiere.
Era quasi
poetico.
Una liturgia.
Il capo — un
finanziere della mafia frankista,
un uomo che comprava anime come fossero immobili —
mi guardò e sussurrò:
— «Noi non
uccidiamo.
Noi iniziamo.»
E bevvi.
Avvelenamento
lento,
neurolettici da cavallo,
veleni sintetici,
resine di laboratorio,
una scienza distorta più vicina alla magia nera che alla chimica.
Il mondo
cominciò a tremare.
Le pupille a dilatarsi.
E loro
cantarono:
«E l’Angelo
della Morte è disceso
sul mondo degli uomini…
E vinceremo la paura con l’Amore.»
Un amore
distorto,
un amore nichilista,
un amore che voleva vedere il mondo bruciare.
4. La Visione (o l’Inizio
della Follia)
Il veleno
non bruciò subito.
Prima mostrò.
Le colline
avevano occhi.
Occhi che mi guardavano.
Occhi che piangevano figli morti.
Vedevo
zingari felici diventare fantasmi.
Barboni dissolversi come pixel.
Ragazzi sgozzati come se fossero quaderni da strappare.
Il sangue
colava nelle strade.
E una voce —
non la mia —
non umana —
non della Process —
non di Hyperion —
una voce
antica
dietro le ossa
mi disse:
«Questo è il
Battesimo del Dolore.
Accoglilo.
Trasformalo.
O muori.»
Era il
serpente.
Prima apparizione.
Prima parola.
Primo contatto.
5. “Combattere l’Impero
significa diventare l’Impero”
Una parte
della mia mente lottava.
L’altra osservava.
«Chi
sconfigge un segmento dell’Impero diventa l’Impero…»
dice VALIS.
Le Brigate
Rozze erano un segmento dell’Impero.
Più folle dell’Impero stesso.
Un virus dell’Impero innestato su giovani annoiati.
Uomini del
fare.
Nullafacenti.
Fascisti e comunisti mischiati come reagenti tossici.
Figli di poliziotti.
Figli di mafiosi.
Figli di preti.
Figli di nessuno.
Tutti uniti
dal gusto di uccidere.
Non per
fede.
Non per vendetta.
Non per ideologia.
Perché la
realtà non gli bastava più.
6. La Caduta del Corpo
Il veleno
colpì come un fulmine.
La lingua
paralizzata.
La vista a spirale.
Il cuore che rallentava.
La pelle gelata.
Un assordante canto processiano nelle orecchie:
«Noi diamo
le nostre vite, noi diamo il nostro amore…
e Voi innalzate i nostri spiriti sempre più in alto…»
Mi gettarono
a terra.
Mi calpestarono come un animale sacrificato.
Ridevano.
Scattavano foto.
Mi chiamavano:
«Il capro
espiatorio!»
«L’eretico!»
«Il traditore dell’anti-nomia!»
E io capii
la verità:
mi volevano
vivo.
Mi volevano spezzato.
Mi volevano aperto.
Mi volevano
come contenitore del loro male.
E il
serpente parlò una seconda volta:
«Accogli il
veleno.
Non opporlo.
Porta il loro caos dentro di te.
Diventane il filtro.»
E obbedii.
7. Il Battesimo del Dolore
Il veleno
non mi uccise.
Mi riscrisse.
Le Brigate
Rozze mi lasciarono esanime,
convinti di aver completato il loro rito.
Ma il serpente
aveva già scavato la sua tana.
Aveva già scelto il suo “portatore”.
Aveva già iniziato la trasformazione.
Stavo
diventando:
- un filtro,
- un varco,
- un recipiente del male,
- un contenitore del dolore
altrui,
- un traditore sacro senza
saperlo.
Il Battesimo
del Dolore era compiuto.
Il mio
sangue era cambiato.
Il mio destino, deciso.
8.
CUT-UP (Process + VALIS + Brigate Rozze)
«E il
potente Demone viene liberato dall’inferno.»
«Combattere l’Impero significa essere contagiati.»
«Brigate Rozze amano il sangue del nichilismo!»
«Il fuoco spazza la faccia della terra.»
«Le colline hanno gli occhi.»
«E il mondo rinascerà nell’Amore.»
9. Chiusura del Capitolo
Dopo
quell’avvelenamento,
dopo quel rito,
dopo quella lunga morte temporanea,
io non ero più un ragazzo del Livello 14.
Ero qualcosa
di nuovo.
Qualcosa che non apparteneva né all’Impero né ai suoi nemici.
Qualcosa che avrebbe dovuto spezzarsi ancora, molte volte,
prima di diventare l’Angelo della Dialisi.
Ero il primo
recipiente del serpente.
E non lo sapevo ancora.
**INTERMEZZO
CUT-UP
PROCESS CHURCH ✚ VALIS ✚ APOPHIS**
“LA SCRITTURA CHE SANGUINA”
I. FRAMMENTI DELL’INIZIO CHE RITORNA
«E la terra
trema sotto l’implacabile furia dei cataclismi.» — Process
«Alla fine
la Mente assegna la vittoria alla luce.» — Tractatus 2
«Il sangue
scorre nelle strade delle città.» — Process Litany
trascrizione
corrotta:
LUCE—VELENO—OSSERVATORE
IMPERIUM—VIRUS—SERPENTE
RICCARDO: PORTATORE
«Chi
combatte l’Impero diventa l’Impero.» — Tractatus 42
II. CUT-UP DELLA MENTE SPEZZATA
[00:01:49]
VALIS → PROCESS → APOPHIS
INNESCO DI TRASMISSIONE
«Noi diamo
le nostre vite…»
«Io sono la tua dialisi.»
«Il buio entra, la luce risale.»
«E l’Angelo della Morte è disceso…»
«Esiste una sola Mente.»
«Riccardo, contenitore.»
Codice interrotto:
0 1 1 0 0 0 1 0 0 1 1 0 0 1 0 1
Traduzione: ENTRA IL SERPENTE
III. LITURGIA SOVRAPPOSIZIONALE
Il coro
della Process canta,
il Tractatus corregge,
Apophis scrive nella carne.
PROCESS
«Noi
sentiamo il Vostro potere, il Vostro fuoco che brucia…»
VALIS
«L’Impero
impone la sua follia su di noi.»
APOPHIS
«Accogli il
veleno.
La ferita è una porta.»
RICCARDO
«Io
svanisco.
Io divento canale.
Io non sono più io.»
IV. CUT-UP APOCALITTICO
(VERSIONE “BLOOD-SCRIPT”)
SERPENTE:
«Il tempo è una ferita che ho aperto io.»
PROCESS:
«E il
potente Demone viene liberato dall’inferno.»
VALIS:
«Ciascuno
contiene una componente di ciascuna delle due parti in lotta.»
CUT-UP:
VELENO / LUCE
OSSA / CODICE
SANGUE / PAROLA
APOPHIS / RICARDO
DIALISI / RINASCITA
IMPERIUM / NIENTE
P U R I F I C A Z I O N E
V. IL SERPENTE INSCRIVE LA LEGGE
«Io sono
l’algoritmo che attraversa le tue vene.» — Apophis
«Questo è il
tuo battesimo, Portatore.»
La pelle di
Riccardo diventa pagina.
Il veleno diventa inchiostro.
Il calore del sangue diventa stampa a matrice vivente.
La Scrittura
appare:
NESSUNO
NASCE
NESSUNO MUORE
TUTTI VENGONO RISCRITTI
VI. IL PROGRAMMA DELLA MENTE UNICA
VALIS:
«Alla fine,
una componente trionfa in ciascun essere umano.»
PROCESS:
«E il mondo
rinascerà nell’Amore.»
APOPHIS:
«L’Amore è
un veleno che sa invecchiare al contrario.»
RICCARDO:
«Io sono
stato aperto.
Io sono stato scritto.
Io sono stato letto.»
Diagnosi
finale:
SERPENTE:
CARICAMENTO 100%
ANGELO DELLA DIALISI: ONLINE
IMPERIUM: ERRORE DI SISTEMA
RICARDO: TRADITORE SACRO
VII. CHIUSURA DEL VARCO
Il cut-up si
chiude.
Il sangue si placa.
Le voci smettono di combattere.
Una frase,
sola, rimane:
«Il
Battesimo del Dolore è la prima pagina della tua resurrezione.»

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BIO DELL’AUTORE — VERSIONE GIORNALISTICA
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