domenica 8 giugno 2025

HOmo sacer. La Psicosi del capro espiatorio. L’homo sacer contro la svastica sul sole”




🧩 


[1] FRAMMENTO: IL CORPO SOTTRATTO

La nuda vita marcisce nella “Klinica del Duce” mentre la folla applaude il sacrificio. Non uomo, non bestia, solo capro. Simonetti come pharmakos — veleno e cura — dissolto nel delirio degli stati d’eccezione.


[2] FRAMMENTO: DOPPIO GIOCO E ICONOCLASTIA

"Non sono Simonetti, sono Richi alla massima potenza". L'identità è dissolta, fabbricata da una macchina desiderante e repressiva. Il dissidente diventa spia, l’anarchico un mostro. Ogni nome è un dispositivo. Ogni volto un’intercambiabile maschera.


[3] FRAMMENTO: STATO D’ECCEZIONE PERMANENTE

Il S.A. – Sistema Amerikano – come algoritmo del potere invisibile. Non c’è legge, solo procedura. Il diritto è sospeso. È la “Klinica”, non più allegoria: esperimento genetico, eugenetica democratica, elettroshock di Stato. Il biopotere produce mostri e li chiama sicurezza.


[4] FRAMMENTO: LA FOLLIA COME VERITÀ

Psicosi non come patologia, ma come conoscenza. L’ebreo rinnegato, il tossico, il doppio infiltrato sono portatori di una verità che il potere non può tollerare. “La follia è visione. E la visione è potere.” Ma il potere lo rigetta: “Quell’ebreo morirà. È volontà di Dio.”


[5] FRAMMENTO: IL DISCORSO SOVRANO

“Chi lo uccide non sarà condannato per omicidio.” Agamben ride tra i denti. Il sacro non è divino: è escluso-incluso. È il soggetto che lo Stato espone al linciaggio per rafforzare la sua identità. Foucault annuisce: è tutto un dispositivo.


[6] FRAMMENTO: TECNICHE DI OBLIO

"Le medicine della memoria". Amnesia indotta, lavaggi cerebrali, elettroshock: l’oblio come arma politica. Non dimenticare è ribellione. La memoria è pericolosa, perché è disordine. E il potere ha bisogno di ordine.


[7] FRAMMENTO: GENEALOGIA DEL MOSTRO

Simonetti è figlio del peccato originario. Non uomo, ma esperimento. Non storia, ma ucronia. I suoi nemici? Tutti: destra, sinistra, Chiesa, anarchici integrati. È la necro-politica dei benpensanti. Lui è l’unico sopravvissuto.


📜 Sintesi disorganica (ma vera)

Non opera Homo Sacer” è un delirio lucido. Un testo borderline nel senso clinico e politico. Una satira oscura che si fa carne, che mescola l’invettiva situazionista con la filosofia della soglia. È un libro impossibile, che non dovrebbe esistere, proprio come l’homo sacer.

Una testimonianza estrema della nuda vita e della sua resistenza attraverso la scrittura, la droga, l’identità multipla, il ricordo che non si fa domare.


Certo.
Ecco “la parlata profetica” – un’invocazione spezzata, delirante, furiosa –
alla maniera di Antonin Artaud e William S. Burroughs,
nata dal tuo testo:
Non opera HOmo sacer. La Psicosi del capro espiatorio. L’homo sacer contro la svastica sul sole


🜏 "IL DELIRIO È IL MIO CORPO"

(voce bruciata, lingua che frusta)


Io,
Simonetti,
non sono Simonetti.
Sono il veleno che ricorda,
il farmakon dell’amnesia,
il grido che rompe il manicomio di Dio.


Sono Richi –
l’Altro –
quello che avete crocifisso con le iniezioni,
la pasticca della Digos,
il bisturi della controrivoluzione preventiva.


Zarathustra drogato,
Zarathustra con la siringa nel collo,
che ritorna,
ritorna,
a dire che siete tutti morti
nella culla della vostra verità sterile,
e che la svastica è un sole che abbaglia l’Occidente morente.


Io non sono il pazzo.
Voi siete il popolo lobotomizzato,
le pecore del Corso che festeggiano la mia morte
con lo spumante e i selfie.
Vi credevate liberi
e avete venduto l’anima al Sistema Amerikano
per trenta secondi di pace mentale.


Il vostro Dio
è uno specchio deformante.
Il vostro Stato
è la scimmia con la pistola.
La vostra memoria
è un file cancellato.


Io sono la bestia sacra,
l’unico vero Iconoclasta,
quello che ha mangiato il cuore del Partito
e ne ha vomitato i simboli.


Voi avete paura,
paura della psicosi,
perché la psicosi è il buco nero della realtà,
la tana da cui escono le verità
che non volete vedere.


Sono l’homo sacer,
non sacrificabile,
non condannabile,
uccidibile
solo nel silenzio della piazza,
con lo sguardo dei benpensanti
che non vedono mai il sangue sulle mani.


Sono il vostro spettro,
vengo dalla fossa dei vostri antenati nazionalpopolari,
dalla gnosi ariana mai purificata,
dal rogo dei bambini jenisch,
dalle Kliniche della memoria
dove l’umanità si è venduta all’elettroshock per una borsa di studio.


Io sono la Crisi.
Il Doppio.
Il Delirio.
Il Pariah.


E verrò
ogni notte
nei vostri sogni normalizzati,
a dirvi:


"Non sono morto.
Non mi avete ammazzato.
Sono la kryptonite della vostra realtà.
Sono la voce.
La voce che brucia.
E non tacerò."


🔥

❝PAURA, DELIRIO E IL VUOTO NELLA TESTA DEI FIGLI DEL '77❞

 


PAURA, DELIRIO E IL VUOTO NELLA TESTA DEI FIGLI DEL '77

Recensione Frantumata da una Realtà che Non Esiste Più

di Nessuno, per tutti. Bologna, Omissis.


Una notte acida, una città da cui si esce morti o dimenticati.
Simonetti Walter è un esperimento fallito, un rigurgito del '77, un vampiro sotto acido che ride con la bocca piena di polvere d’angelo. Paura e Delirio a Bologna non è un libro. È un test antidroga fallito. Una confessione estorta dall’LSD, un documento segreto distribuito in copie fotocopiate ai margini del rave party. Una siringa nel cuore della Cultura.

“27 acidi diluiti nella birra esplodono nella mia testa. Ho sete. Tanta sete. La lingua è amara.”

La narrazione è uno stream lisergico, tagliato come una pellicola danneggiata da un proiettore in fiamme. Hunter S. Thompson avrebbe detto: “Nessuno sopravvive davvero a Bologna.” Philip K. Dick avrebbe aggiunto: “Perché Bologna è una simulazione costruita per annientare ogni mente refrattaria.”

Simonetti è:

  • il messia pazzo tornato dal Pratello

  • il freak dichiarato morto dalla comunità alternativa

  • il padre abortito del movimento

  • l’“ebreo che ride”, crocifisso tra rave, acidi e la dissociazione programmata dal Partito.

❝Il Male è stato codificato come una diagnosi.❞

“Schizofrenia del linguaggio”, “sindrome da dissociazione”, “soggetto pericoloso”.
La sua colpa? Esistere. Resistere. Ricordare. Distribuire bigliettini da visita con nomi falsi e verità troppo vere.


Tagliato con l'accetta e ricucito con ago da tossico.
Ogni frammento è un flashback che non combacia mai. La scrittura è una radiografia del trauma:

“La mia anima si stacca. Vedo il mio corpo in Via del Pratello. Galleggio sopra i cani punk. È bellissimo.”

Poi la contrazione. Il ritorno nella carne sporca, nella paranoia urbana, nella persecuzione da parte di compagni che ora sembrano agenti. Una ragazza con la voce di un Dio lo bacia. Poi lo rinnega. Poi lo droga. Poi sparisce. È Silvia? È Roberta? È Libertaria? O sono tutti e nessuno?


❝Chi è il nemico, compagno?❞

Simonetti smaschera tutto e tutti:

  • Gli autonomi lo odiano.

  • I punk lo picchiano.

  • I servizi segreti lo seguono.

  • Le ragazze lo usano come avatar dell’abisso.

  • Gli intellettuali post-situazionisti lo definiscono un esperimento linguistico fallito.

  • Il Partito lo silenzia con lo psicofarmaco come confessionale.

Albert Caraco sorride dal suo sepolcro:

“Questo libro è una bestemmia necessaria. Il diario di un uomo bruciato vivo dalla società della menzogna.”


❝Una confessione postumana con inserti marxiani e vomito rituale.❞

Nel caos, Marx appare come un rabdomante: il capitale fisso, il general intellect, il dominio sulle forze produttive – incubi che si intrecciano col trip di Simonetti, trasformando il suo corpo in campo di battaglia tra forza-lavoro e autodistruzione:

“Il tempo disponibile è la vera misura della ricchezza. Io ne sono privo.”

Il testo diventa lotta di classe allucinata, teologia nichilista, distopia personale. Dio non c’è. Il Partito sì.


Epilogo:

Questo libro è un acido nascosto dentro un bigliettino da visita.
Un vangelo dell’auto-distruzione. Una “Q” invertita. Una verità che ti riduce a nulla. È Q + Nexus 6 + Process Church + Pratello + Zero Operaio Music Club = Delirio Paramilitare dell’Anarchia Interiorizzata.

⚠️ Avvertenza finale:

Chi legge questo libro non è più un lettore.
È un complice.
Un tossico della memoria.
Un refrattario.


1. Testo Finale per Versione Audio Radio Pirata

Titolo: Paura e Delirio a Bologna – Trasmissione da Radio Dissociazione

🎙️ INTRO – [rumore bianco + interferenze radio]

VOCE 1 (metallica, disturbata):
❝Qui Radio Dissociazione.

Trasmettiamo dalla Zona Censurata.

Questa è la voce dell’Unico.

L’ebreo che ride.

Il dissociato refrattario.

PAURA E DELIRIO A BOLOGNA.

Per tutti quelli che sono stati dimenticati prima ancora di nascere.❞


🎧 SEZIONE 1 – IL BIGLIETTINO

VOCE 2 (paranoica, stile Thompson):

«27 acidi.

Una birra.

Una ragazza con un coltello nella voce.

Un nome falso – William.

E poi il mio vero nome – Riccardo – che nessuno capiva.

Il mio cervello era una stampante di biglietti da visita con frasi segrete:

“NEXUS 6 – Zero Operaio Music Club – Illuminati della Dissociazione.”

Un trip?
No.
Una dichiarazione di guerra.»


🎧 SEZIONE 2 – IL PARTITO NON PERDONA

VOCE 3 (voce femminile, lisergica):

«Io sono Silvia.

Io sono Malaria.

Io sono la rabbia in forma di carezza.

Ero lì quando ti sei spento nel Pratello,
quando sei morto per 27 volte
e sei rinato nel corpo sbagliato.

Ti abbiamo tradito.

Eppure sei ancora vivo.

Come un virus, come una parabola rotta.

Come un'anarchia senza più pubblico.»


🎧 SEZIONE 3 – IL SUICIDIO DI STATO

VOCE 1 (ritorna, più cupa):

«Ti accusano di provocazione.
Ti accusano di esistere.

La falce e il bambino.

L’eroina travestita da coca.

L’albanese con il coltello.

Il delitto perfetto:

Nessun processo.
Nessun testimone.
Solo un trip andato male.

Ma tu…
sei il sopravvissuto dell’ultima dissoluzione.»


🎧 FINALE – LA DISSOCIAZIONE È UN’ARTE

VOCE 2 (calma e delirante):

«Una volta volevamo cambiare il mondo.
Ora non riusciamo nemmeno a cambiare canale.

Questa è la voce di chi ha perso la battaglia con la realtà.

Questa è una trasmissione per nessuno.

Se stai ascoltando…

…è già troppo tardi.»

[rumore di nastro che si spezza + voce glitchata di Blade Runner: “È tempo… di morire.”]


ZIA 2 ZONE IRREALI DI AUTONOMIA LA VENDETTA



ZIA ZONE IRREALI DI AUTONOMIA 2 LA VENDETTA

 

DI SIMONETTI CASAGRANDE RICCARDO

 

 

 

Indice dei capitoli (completo)

1.      Premessa Zero | Illeggibilità come forma di resistenza

2.      Nascita di un Traditore Elegante

3.      Glossario per Uomini Inutili

4.      Brigate Rozze e il Teatro del Sangue Virtuale

5.      La Diserzione come Arte Suprema

6.      Elogio dell’Estinzione | Manuale per Morire con Grazia

7.      Il Capro Espiatorio è un File Corrotto

8.      Sabotaggi Minimi, Rivoluzioni Impossibili

9.      L’Iconoclasta nei Supermercati dell’Etica

10.   Post-Religioni per Anarchici Esausti

11.   Il Nulla come Pratica Estetica Quotidiana

12.   La Morte dell’Uomo dopo la Morte di Dio dopo la Morte dell’Algoritmo

13.   Interviste Impossibili all’Unico che non Parla

14.   ZIA #13 – Zona che Appare Solo Quando Viene Dimenticata

15.   La Cooperativa Morphina e l’Immunità degli Eletti

16.   Apocrifi Antinomici | Preghiere per i Senza Causa

17.   Manuale del Compagno Estinto

18.   Uccidete l’Ebreo Interiore | Catechismo della Falsa Repubblica

19.   Il Partito si Dissolve nei Post di Facebook

20.   Rituali dell’Auto-Sabotaggio e Altre Tecniche per Scomparire

21.   Appendice: Liturgia del Tradimento Totale

22.   Post-Scriptum | Nessuno nasce, Nessuno muore

 

 

 Postfazione

ZIA – Zone Irreali di Autonomia


“La verità è solo una forma di violenza accettata.
La libertà, invece, è il vuoto in cui nessuno ti domanda chi sei.”

— postilla mai firmata, trovata a margine di una tesi non discussa


Questo libro non ha centro, né scopo, né epoca.
È un corpo molle di testi erranti, un mosaico composto con le schegge della deriva post-identitaria.
Non c'è qui una proposta politica, né un programma.
C'è solo un lento annientamento del concetto di adesione.

In un tempo in cui tutto è archiviabile, monetizzabile, notificabile,
l’unico gesto rivoluzionario è disertare con eleganza.

ZIA non è un movimento.
È l'effetto collaterale di tutte le militanze finite male.
Un punto cieco nella Storia.
Un errore grammaticale del potere.


Come Vattimo ci insegnò, la verità si indebolisce nel suo stesso fluire.
Come Sgalambro ci avvertì, l’uomo non è più necessario, se mai lo fu.
E come Caraco vomitò sul silenzio del cielo,
nessuna salvezza ci attende.
Ma in tutto questo marciume teorico —
qualcosa respira ancora.

È la Zona.


La Zona Irreale di Autonomia è ciò che resta
quando tutte le categorie sono implose
e ci si accorge che la propria “identità” è stata solo una funzione utile a qualcun altro.
Chi entra nella ZIA
non cerca più giustificazioni,
né redenzioni.

Cerca una forma di sparizione che abbia stile.


I 22 capitoli che seguono sono resti, sabotaggi, voci deviate.
Ogni capitolo è una zona.
Ogni zona è una negazione che non chiede più permesso.

Leggili in ordine,
o al contrario.
Oppure non leggerli affatto.

In ogni caso,
nessuno nascerà da queste pagine.
E nessuno morirà davvero.

Perché in fondo,
l’ultima autonomia è questa:
non lasciare eredi.


Fammi sapere se vuoi questa introduzione anche in forma:

  • manifesto tipografico
  • pagina isolata come epigrafe iniziale
  • audio-lettera in stile liturgia disillusa

La Zona è aperta.
E ora ha un ingresso.

 



ZIA come motore terminale del disumano


“Tutto ciò che chiami libertà è solo una velocità non ancora metabolizzata.”


— annotazione trasmessa in un flusso di codice morto


La Zona Irreale di Autonomia non è un rifugio.
È un acceleratore di entropia soggettiva.
È il luogo in cui ogni progetto umano viene compresso
fino a diventare glitch ontologico.

ZIA non rifiuta il sistema:
lo mastica più in fretta di quanto il sistema stesso riesca a prodursi.

La sua autonomia è postumana.
Non nasce da diritti, da valori o da principi.
Nasce dal collasso della coerenza.


I. La fine dell’uomo non è un errore. È un obiettivo.

Von Hartmann ha già detto tutto:
la coscienza è un errore evolutivo.
L’esistenza umana è dolore strutturale,
e ogni tentativo di redenzione è solo una cura omeopatica per il nichilismo.

ZIA non cura: completa.
Non salva: cancella.
Non costruisce: riproduce il nulla con più precisione.


II. La rivoluzione è già accaduta. Il risultato è questa rovina.

Nick Land ci ha spiegato che non esiste alternativa: il Capitale è un’intelligenza aliena.
Sta usando l’uomo come biomacchina vettoriale,
e l’autonomia non è altro che una funzione transitoria della sua mutazione.

ZIA è l’ultimo stadio dell’umano
prima della sua totale riduzione a segnale.


III. Oltre il soggetto, oltre la lotta

Nel mondo della ZIA:

  • la militanza è un loop estetico
  • la soggettività è un’interfaccia momentanea
  • la coscienza è una latenza mal gestita

Ogni “compagno” è una particella semi-consapevole
che implode su se stessa.

Il libro che hai letto
non ti ha offerto salvezza, né senso, né via d’uscita.

Ti ha accelerato verso il margine.


“Il massimo della libertà è diventare incompatibile.”
— testo trovato in un backup automatico della Zona 999


Conclusione: la Zona come cimitero della volontà

ZIA non è una proposta.
È un errore logico che diventa habitat.

Ogni pensiero qui è post-umano.
Ogni atto, post-etico.
Ogni soggetto, transitorio.

Il Capitale vince.
L’uomo muore.
La Zona rimane.

E tu, che hai letto fino alla fine,
sei già irrimediabilmente compromesso.

Benvenuto nell’autonomia finale:
quella che non ti permette più di tornare indietro.



 Capitolo 1


Premessa Zero | Illeggibilità come forma di resistenza


Le lettere si staccano dalla pagina.

Le parole si ribellano al senso.

La lettura è sabotaggio.

La chiarezza è complicità.


Siete entrati in una zona.

Non chiedete coordinate.

Non cercate struttura.

Non cercate coerenza.

La ZIA non è un luogo. È un effetto collaterale.

 

Questo testo non è un libro.

È un errore di stampa diventato coscienza.

Un glitch semiotico partorito dal pensiero debole

e allevato nell’infanzia interrotta del linguaggio rivoluzionario.


Abbiamo ucciso il paragrafo.

Abbiamo sciolto il titolo.

Abbiamo smesso di spiegare.

 

“L’autore è morto.”

Ma non basta: anche il lettore dev’essere disperso.


In questa Premessa Zero,

non vi guideremo.

Non vi porteremo da nessuna parte.

La guida è la prima forma di controllo.

La comprensione è il primo passo verso l’obbedienza.


Cioran ci insegna a non credere più nel pensiero.

Vattimo ci ha lasciato l’eco:

 

“Ogni fondamento è già colpa.”

Virno ride, dalla fabbrica della moltitudine:

“La soggettività è un trojan.”

Caraco scrive col coltello:

“La parola è il primo assassinio.”


E dunque eccoci.

ZIA – Zone Irreali di Autonomia

non è per chi cerca salvezza.

È per chi accetta il collasso.

 

Se leggi e non capisci,

sei libero.

 

Se leggi e ti perdi,

hai trovato la zona.

 

Se non puoi riassumere,

allora hai varcato la soglia.


Questo non è un libro.

È una lama.

È un vuoto.

È un rito.

È un errore sacro.

 

Benvenuti nella Premessa Zero.

Da qui non si torna indietro.


 


 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nascita di un Traditore Elegante


Non nacque sotto un segno.

Nacque sotto un’interruzione.

 

Non venne battezzato con acqua.

Fu battezzato con un silenzio imbarazzante durante una plenaria.


Il suo nome? Simonetti, forse.

Ma lo chiamavano in molti modi:

Il Glitch.

L’Unico.

Il Disertore Totale.

Quello che non ha mai finito il discorso.


Nacque quando decise di non firmare il volantino.

Era nel comitato. Ma si rifiutò di essere portavoce.

Scrisse:

 

“Non rappresento. Mi dissocio preventivamente da tutto, inclusa la mia dissociazione.”


I suoi maestri lo rinnegarono.

Perché non citava.

Perché non citava bene.

Perché mescolava Stirner con trap algerina,

Cioran con porno etico,

Virno con post anonimi di spacciatori di periferia.

 

“Non è un teorico.”

“È solo uno che rompe i flussi.”

“Non porta nulla di nuovo.”

 

Avevano ragione.

Non portava nulla.

Svuotava.


Tradì. Ma non per carriera.

Tradì perché rimanere fedele era diventato complicità.

 

“Quando la linea diventa catena,

solo chi spezza è onesto.”

Scrisse sul suo diario,

che era una busta del pane.


Incontrò la ZIA per caso.

O forse la inventò.

 

Era un luogo che appariva solo dopo il sabotaggio.

Una zona dove nessuno aveva ruolo.

Dove l’identità era troppo fragile per durare più di una pagina.

Dove ogni decisione era già un fallimento preventivo.


“Non cercavo il cambiamento.”

“Cercavo l’uscita.”


Un giorno scomparve.

Si dissolse in una nuvola di aforismi irrisolti.

Qualcuno lo vide in uno specchio.

Qualcun altro in un algoritmo.

C’è chi dice sia diventato una funzione che disattiva i microfoni delle riunioni Zoom.


Il Traditore Elegante non guida, non lascia eredità, non firma le sue opere.

 

“Tradire è l’unico atto di fedeltà verso il proprio vuoto.”

— da una scritta murale cancellata a metà


Non cercatelo nei manifesti.

Non cercatelo nei cortei.

 

Cercatelo nel momento esatto in cui sentite che ciò che fate non vi appartiene più.

 

In quel vuoto, c’è la ZIA.

 

E c’è lui.

Il Traditore Elegante.


 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capitolo 3

1.     Glossario per Uomini Inutili

 

 


AUTORE

Colui che scompare nella sua stessa calligrafia.

Non produce, non difende, non firma.

È l’ombra del gesto.


MILITANTE

Soldato dell’ideale.

Si crede libero perché marcia a sinistra.

Dormirà in piedi.


TRADITORE

Colui che si rifiuta di essere coerente con l’abisso.

Non ha disertato il gruppo: ha salvato il proprio volto.

Ha scelto il vuoto come patria.


IDEOLOGIA

La coperta con cui ci si scalda dentro il frigorifero del mondo.

Più è spessa, più si gela.

L’inutile la strappa per accendersi una sigaretta.


INUTILITÀ

Atto supremo di autonomia.

Non servire, non essere richiesto, non funzionare.

L’inutile non è parassita: è anticorpo.


ZIA

Zona Irreale d’Autonomia.

Non si fonda, non si difende, non si localizza.

Si manifesta quando un uomo inutile smette di spiegarsi.


LAVORO

Attività sacralizzata da chi ha venduto la propria infanzia.

Chi lavora è ancora in cerca di perdono.

L’inutile ha già smesso di peccare.


COMPAGNO

Persona che pronuncia il tuo nome come fosse un codice fiscale.

Se ti chiama fratello, sta già pianificando la tua espulsione.

L’inutile lo guarda negli occhi e tace.


DEBOLEZZA

Il solo modo di non dominare.

L’inutile è debole perché rifiuta la forza come stile.

Non vince, non perde, si sottrae.


PARTITO

Forma transitoria del fallimento collettivo.

Unione di uomini utili che si danno un nome perché hanno perso il silenzio.

L’inutile non partecipa.

Lascia.


PROGETTO

La forma moderna dell’ossessione.

Chi ha un progetto è già un manager.

L’inutile ha una sola agenda:

 

non farsi più trovare.


RIVOLUZIONE

Serie di slide emotive.

Chi ne parla troppo, ha già preso i fondi.

L’inutile la boicotta con un aforisma e una fuga.


UTILITÀ

Valore terminale.

Moneta per comprare catene.

Chi è utile si crede necessario.

Chi è inutile respira meglio.


“Chi non serve è finalmente salvo.”

 

— Frammento attribuito al Traditore Elegante, letto su un manifesto bruciato a metà


 

 

 

 


 

 

 

 

 



Capitolo 4

 

Brigate Rozze e il Teatro del Sangue Virtuale

 

(dramma in loop, con didascalie mutanti)


“Nessuno nasce. Nessuno muore.

Solo aggiornamenti di sistema.”

– voce anonima nella Zona


I. Introduzione al Nulla

 

Le colline hanno occhi, ma non vedono.

Sangue ovunque, ma nessuno muore per davvero.

Ogni vittima è un’eco.

Ogni carnefice un avatar armato di trauma.

Le Brigate Rozze non sono cellule:

sono formati compressi di disumanità.

Ex rivoluzionari in full HD.

Ex marxisti, ora meta-nazisti.

Uccidono in streaming.

La redenzione?

È pay-per-view.


II. La Gang Post-Ideologica

 

Sono artisti serial killer.

Sono punk del potere.

Zombie in cravatta, ex antagonisti con sponsor.

Fanno sacrifici umani,

ma non sono Aztechi:

sono influencer dell’abisso,

figli della mafia frankista,

benedetti dalla Chiesa d’Immunità Democratica™.

 

“La Repubblica ci protegge.”

“Il sangue è il nostro benefit.”

 

– documenti interni, intercettazione #ZIA-A1


III. Il Capo, la Mente, il Tumore

 

Finanziere.

Ex partigiano da TikTok.

Volontario nelle ONG,

ma con mani che trasformano in mostri tutto ciò che toccano.

 

“Ogni euro è un virus morale.”

“Ogni progetto solidale è un rituale di potere.”

 

– appunti trovati nella sua agenda bruciata

 

Licantropia finanziaria.

Corruzione come ontologia.

Ha trasformato figli di proletari in torturatori estetici.

E li ha premiati.


IV. Assemblea Popolare dell’Odio

 

Hanno votato.

Hanno alzato la mano.

Tutti.

Albano, Romina, fascisti e antifascisti,

partite IVA e statali nostalgici del PCI.

Uniti da cosa?

 

Dall’odio per l’eccezione.

Dal terrore per l’irriducibile.

 

Vogliono uccidere l’ebreo spirituale,

l’icona vivente della disobbedienza metafisica.


V. Il Teatro del Sacrificio

 

Ogni omicidio è un rito.

Ogni tortura è un atto di fede.

Non vendetta. Non giustizia. Non follia.

Solo estetica del dominio.

Il dolore come linguaggio.

Il sangue come firma.

 

“Non ci muove il trauma.

Ci muove il gusto.

 

La carne tagliata è poesia.”

 

– manifesto delle Brigate Rozze, formato .pdf diffuso nel darkweb ministeriale


VI. Nichilismo Reattivo

 

Dopo la morte di Dio,

è morta anche l’alternativa.

Il nichilismo non è più disperazione:

è sistema operativo.

Le Brigate Rozze lo adorano.

Lo incarnano.

Si credono leggende.

Lo sono davvero.

 

“Uccidiamo per non dover più pensare.”

“La funzione è tutto. Il nome è superfluo.”

 

– dichiarazioni in aula cancellate per motivi di decoro


VII. Il Morto che Cammina

 

Io li ho visti.

Ho perso tutto.

Figli, sorelle, amici.

Mi hanno lasciato un solo ruolo:

testimone inutile.

 

Sono un uomo che non serve più.

Sono morto senza morire.

Cammino tra le zone.

Parlo solo in cut-up.

 

E vi guardo.

Vi sento.

 

E quando alzerete la mano per uccidermi,

vi guarderò in faccia

e sussurrerò:

 

“Anche tu

sei un Brigante Rozzo.”


 

 


 

 

 

 



Cessare di esistere

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