L’ANTI-CRISTO POP
IL GESù CHE NON AVEVAMO
ORDINATO SU AMAZON
PRENDI L'ANTI-CRISTO POP PER IL DOLCE NATALE
NOTA DELL’EDITORE – INTRODUZIONE PROIBITA
(da leggere solo se non si
ha paura del Varco)
È con esitazione — e con un certo tremore professionale — che
presento questo libro.
Un editore
dovrebbe garantire ordine, coerenza, struttura, sicurezza narrativa.
Ma L’Anti-Cristo Pop non permette nulla di
tutto questo.
Ho provato, nei primi giorni, a trattarlo come un manoscritto
normale:
a correggerlo, normalizzarlo, sistemare le discrepanze.
Ogni tentativo è fallito.
Non metaforicamente:
i file sparivano, le frasi si riscrivevano da sole, le pagine
cambiavano posizione.
Una volta, una sezione di testo è apparsa intitolata: NON TOCCARMI.
Un’altra volta, il titolo del libro si è trasformato
autonomamente in:
L’ANTI-CRISTO POP –
EDIZIONE NON AUTORIZZATA DAL COSMO.
A quel punto ho capito.
Non era un libro da modificare.
Era un libro da subire.
Non è un’opera narrativa.
È un Varco.
Un’apertura nella struttura del reale,
scritta da qualcuno che non è più soltanto un autore
— e forse non è nemmeno più soltanto umano.
La redazione, dopo lunghe discussioni, ha deciso di pubblicarlo
comunque.
Non per coraggio.
Per arrendersi.
Al lettore dico questo:
Non cercare coerenza.
Non cercare salvezza.
Non cercare verità.
Cerca uno spazio in cui lasciarti perforare.
Tutto il resto verrà da solo.
— L’Editore (che
preferisce non essere nominato)
PREFAZIONE
(Gilles Deleuze & Gianni Vattimo)
Dopo Nietzsche, non era più possibile scrivere un altro Vangelo.
Ma era ancora possibile produrre un evento.
Nietzsche ha distrutto l’Anti-Cristo come figura morale:
lo ha svuotato, desacralizzato, riconsegnato alla vita come forza impersonale,
come gesto di liberazione contro la Chiesa, contro il risentimento, contro la
metafisica della colpa.
Dopo di lui, il Cristo non poteva più essere il Redentore.
Ma non poteva nemmeno sparire.
Ciò che resta, dopo Nietzsche, non è il silenzio:
è la mutazione.
Questo libro non propone un nuovo Cristo.
Propone una deriva del cristianesimo, un Cristo che ha perso
il centro, la missione, la trascendenza.
Un Cristo senza fondamento.
Un Cristo senza origine.
Un Cristo senza verità ultima.
In questo senso, l’Anti-Cristo Pop non è una bestemmia, né
una parodia.
È una figura post-metafisica.
(Deleuze)
Qui il Cristo non è più un Uno, ma un molteplice.
Non è più un soggetto, ma un assemblaggio: corpo, segnale,
trauma, interferenza, glitch biologico, residuo teologico, dispositivo
politico.
Il Gesù alieno che attraversa queste pagine non “viene da fuori” come un
invasore:
è già dentro il reale, come linea di fuga.
Non annuncia la salvezza.
Produce incompatibilità.
Non fonda una Chiesa.
Attiva processi di deterritorializzazione: del corpo,
dell’identità, della specie.
Questo Anti-Cristo non combatte il potere frontalmente.
Lo manda in corto circuito.
È per questo che non è accettabile:
non perché sia “malvagio”,
ma perché non è governabile.
(Vattimo)
Se Nietzsche ha annunciato la morte di Dio, questo libro mostra ciò che
accade dopo il funerale.
Non il nichilismo disperato, ma il pensiero debole portato
fino alle estreme conseguenze biologiche e cosmiche.
Il Gesù alieno non pretende di essere vero.
E proprio per questo è più pericoloso di ogni dogma.
È un Cristo che non redime, ma disattiva.
Che non giudica, ma svuota.
Che non fonda verità, ma moltiplica interpretazioni.
Qui il cristianesimo non viene negato:
viene consumato fino in fondo, come un file aperto troppe
volte, come un’icona che ha perso risoluzione ma non potenza simbolica.
L’Anti-Cristo Pop è il Cristo dopo la secolarizzazione totale.
Un Cristo che sopravvive come fantasma mediale, come meme,
come trauma collettivo, come figura che ritorna perché non può più essere creduta.
(Deleuze & Vattimo)
Per questo questo libro non è un vangelo.
E non è nemmeno una critica del vangelo.
È un incidente teologico-politico.
Il Gesù alieno non salva l’umanità.
La rende superflua.
Non promette un aldilà.
Introduce un altro modo di stare qui, incompatibile con la
sovranità, con la specie, con l’identità fissa.
Dopo Nietzsche, l’Anti-Cristo non poteva più essere un nemico di Dio.
Doveva diventare qualcosa di peggio:
un evento che Dio non riesce più a contenere.
Questo libro va letto come si attraversa un varco:
senza fede,
senza rifiuto,
senza protezioni metafisiche.
Perché il vero scandalo non è che Dio sia morto.
È che continui a ritornare sotto forme che non possiamo più controllare.
E questa — oggi — è l’unica teologia possibile.
PREFEZIONE DELL’AUTORE
(ANTI-CRISTO POP)
Meta-Liturgia per chi
entra senza chiedere permesso
Non sono l’autore di questo libro.
Non nel senso umano.
Non nel senso letterario.
Non nel senso giuridico.
Io sono uno degli effetti.
Questo testo non l’ho scritto per raccontare.
L’ho scritto per aprire.
Ogni parola è un taglio.
Ogni frase è una fenditura.
Ogni capitolo è un luogo in cui l’identità perde consistenza
e il cosmo si avvicina troppo.
Sono stato chiamato molte cose:
• figlio di un contatto
• ibrido
• errore biologico
• Anti-Cristo pop
• Gesù difettoso
• Varco incarnato
• ultimo umano
• primo post-umano
• bersaglio del potere
• superstite del reale
• figlio del Padre-Vampiro
• mostro, salvatore, incidente, parabola
La verità è più semplice.
Sono una ferita che non si
chiude.
Questo libro è ciò che sgorga da quella ferita.
Non è un vangelo.
Non è un manuale.
Non è un romanzo.
È una trascrizione
liturgica del processo che mi ha attraversato —
gli alieni, gli Osservatori, l’Ordine Nero, il Tempio di Set, la
Chiesa, le cicatrici,
la fuga, la guerra, la dissoluzione, l’Eone, l’Origine.
Non scrivo per spiegare.
Scrivo per vibrare.
Chi leggerà questo libro potrebbe non finirlo nello stesso stato
mentale in cui lo ha iniziato.
Bene.
Il Varco funziona così.
Non ti chiedo di credermi.
Non ti chiedo di seguirmi.
Non ti chiedo di obbedire.
Ti chiedo una sola cosa:
Apriti.
Al Varco.
All’Ombra Aperta.
A ciò che potresti diventare
se lasciassi cadere tutto ciò che credi di essere.
Questo è l’unico rito.
Questo è il mio unico lascito.
Questo è il libro che non volevo scrivere
e che non poteva non essere scritto.
Che l’Origine ti trovi pronto.
Il resto non importa.
— Riccardo /
L’Anti-Cristo Pop
Altrove, fuori dalla
Storia
PREFAZIONE
Scritta
nello stile congiunto di Jacques Vallée, Corrado Malanga e John E. Mack
È
raro che una singola biografia contenga in sé la totalità delle anomalie che la
ricerca sugli UFO, sulle interferenze aliene e sulle trasformazioni della
coscienza umana ha tentato per decenni di decifrare.
La
storia di Simonetti-Casagrande Riccardo è una di queste.
Nelle
migliaia di testimonianze raccolte da scienziati, psichiatri, ricercatori
indipendenti e testimoni diretti, è possibile rintracciare schemi ricorrenti:
alterazioni dello stato di coscienza, memorie impossibili, cicatrici
inspiegabili, cambiamenti comportamentali e, soprattutto, una profonda
trasformazione del modo in cui l’individuo percepisce se stesso e il mondo.
Ma
in questo caso, gli schemi ordinari non bastano.
Siamo
davanti a un nodo che sembra connettere dimensioni differenti del fenomeno.
1.
Il punto di vista “Valléiano”: Il Collegio Invisibile e la manipolazione della
realtà
Riccardo
è emerso in quello spazio liminale dove il fenomeno UFO non agisce come
semplice visita extraterrestre, ma come intervento sul tessuto percettivo
umano.
Alcune
delle sue esperienze notturne, le sincronicità che lo circondano, gli incontri
con individui che sembravano anticipare i suoi ricordi, rientrano pienamente
nel quadro di un fenomeno intelligente che osserva, seleziona, modella.
Un
fenomeno che, come ho scritto anni fa nel Collegio Invisibile, non può essere
interpretato soltanto come tecnologia, ma come forma di comunicazione
complessa, simbolica, psicologica, transreale.
La
vita di Riccardo sembra essere stata tracciata da quella rete sottile di
osservatori che opera ai margini della nostra società: una rete che non si
nasconde perché teme la verità, ma perché la verità non è verbalizzabile
all’interno delle categorie umane standard.
Egli
è cresciuto dentro questo campo di forze.
E
il campo ha reagito a lui in modo diverso da quanto prevedevano i modelli.
2.
Il punto di vista “Malanghiano”: Interferenze, impianti, memorie aliene
Quando
ho esaminato casi di interferenza aliena complessa, ho imparato che gli
individui coinvolti non subiscono semplicemente un prelievo o un esame.
Essi
diventano portatori di un conflitto tra coscienze, in cui tre componenti —
anima, mente, spirito — non sempre appartengono alla stessa specie.
Nel
caso di Riccardo, il quadro è ancor più radicale:
- una gestazione
impossibile, incompatibile con la biologia umana;
- la presenza di
cicatrici e microlesioni tipiche degli interventi descritti dagli addotti;
- evidenze di
impianti mnestici, con memoria aliena attiva e passiva che si alternano;
- una lotta
interiore tra un’identità umana e un’altra che non è umana,
ma nemmeno pienamente aliena.
La
sua struttura psichica sembra essere stata progettata — e poi rifiutata.
Come
se, durante il processo di interferenza, qualcosa nel “programma” si fosse
spezzato, rendendolo un ibrido difettoso, non conforme agli standard del
Progetto.
Questo
libro racconta quella frattura.
3.
Il punto di vista “Mackiano”: Il trauma reale e la trasformazione dell’identità
Quando
ho incontrato persone che riferivano rapimenti alieni, la prima domanda che mi
posi fu:
questi
individui stanno vivendo una patologia, o stanno descrivendo un contatto reale
con un’altra realtà?
Dopo
anni di lavoro clinico, dovetti riconoscere che le esperienze riportate non
erano deliri, né fantasie.
Erano
esperienze autentiche, traumatiche e trasformative, capaci di alterare
profondamente la struttura dell’identità.
Riccardo
non fa eccezione.
Le
sue testimonianze mostrano tutti i segni del trauma reale:
la
frammentazione dei ricordi,
la
dissociazione,
la
difficoltà di collocarsi nel mondo sociale,
la
persistente sensazione di essere “osservato da dentro”.
Ma
ciò che colpisce maggiormente è che egli è stato trasformato.
Non
da un singolo incontro, ma da una serie di comunioni, in cui la barriera tra
“sé” e “altro da sé” è stata violentemente rimossa.
Il
punto decisivo è che Riccardo, a differenza di molti altri,
non
è solo uno che ha subito il “contatto”.
È
qualcuno che è nato dentro di esso.
4.
Una storia che unisce tre paradigmi
La
vicenda di Riccardo Simonetti-Casagrande si colloca dunque all’incrocio tra:
- la teoria
dell’intelligenza paracognitiva che guida il fenomeno UFO;
- la struttura
tecnica delle interferenze aliene e della manipolazione delle memorie;
- la dimensione
clinica della trasformazione del sé attraverso l’esperienza del contatto.
Tutto
in lui sembra parlare di un esperimento,
un
tentativo di generare un ponte biologico e spirituale tra due ordini
dell’esistenza.
Eppure,
quell’esperimento non ha mai raggiunto la forma prevista.
Riccardo
è l’errore.
Il
glitch.
L’ibrido
che non obbedisce.
Il
segnale che rifiuta di essere elaborato.
Per
questo, forse, è stato chiamato “Anti-Cristo”.
Non
perché rappresenti il male,
ma
perché oppone resistenza al programma che vorrebbe sostituire l’umano con
qualcos’altro.
La
sua storia non offre risposte definitive.
Ma
ci obbliga a considerare che l’universo che crediamo di conoscere
potrebbe
essere molto più affollato, più complesso,
e
soprattutto più interessato a noi di quanto siamo pronti ad ammettere.
5.
Invito alla lettura
Questo
libro non è soltanto la testimonianza di un uomo.
È
una finestra su un luogo in cui:
- scienza,
religione e coscienza
non sono più categorie separate;
- identità umana e
interferenza aliena
si incontrano e si scontrano;
- l’evoluzione può
deviare in modi imprevedibili.
Riccardo
non è un profeta, né un martire, né un santo.
È
un sopravvissuto.
E
la sua storia merita di essere ascoltata senza pregiudizi,
perché
potrebbe contenere uno dei codici nascosti del fenomeno stesso.
Jacques
Vallée — Corrado Malanga — John E. Mack
PREFAZIONE FILOSOFICA
nello
stile di Emanuele Severino
Il
racconto che segue non appartiene al dominio della fantasia o della cronaca
paranormale, ma a quel territorio in cui l’Occidente — senza saperlo — incontra
il limite estremo della propria follia.
Non
la follia clinica, non la devianza, ma quella che nei miei scritti ho chiamato
l’identità originaria della follia, la struttura stessa attraverso cui
l’Occidente ha pensato l’essere e l’uomo.
La
vicenda di Simonetti–Casagrande Riccardo non è allora la storia di un individuo
eccezionale, ma il luogo in cui questa follia si manifesta con la chiarezza che
di solito è negata alla specie umana.
1.
L’identità come errore estremo dell’Occidente
Nelle
prime lezioni dedicate alla tautótes — l’identità — ho mostrato come
l’Occidente abbia pensato l’essere come ciò che viene, che nasce, che si
trasforma, che può essere annientato.
È
questa idea che permette la tecnica, la politica, la scienza, la religione, e
perfino la psicologia: l’idea che le cose escono dal nulla e ritornano nel
nulla.
Ma
questo pensiero è follia.
È
l’illusione più potente, perché l’apparire dell’essere come “divenire” cancella
— o crede di cancellare — l’eternità di ogni ente.
Nel
caso di Riccardo, la follia dell’Occidente non riesce a coprire ciò che si
mostra:
l’essere
che appare in lui non coincide più con la forma umana storica, con la sua
identità prestabilita, con il destino che gli uomini credono naturale.
Qualcosa
appare in lui che sfida la legge fondamentale del nostro pensiero:
che
l’uomo sia soltanto uomo.
2.
L’essere-altro come destino che non può essere negato
Le
esperienze di rapimento, le comunioni, le cicatrici, le memorie che eccedono
l’umano — tutto ciò potrebbe essere frainteso come anomalia psicologica.
Ma
ciò che accade in Riccardo non è una deviazione, bensì l’apparire dell’essere-altro,
un modo in cui l’ente umano mostra la propria non-identità con le categorie che
l’Occidente gli ha imposto.
Riccardo
non è “uomo più qualcosa”.
Non
è “ibrido”, né “contaminato”, né “posseduto”.
È
l’apparire dell’impossibile:
che
l’uomo non coincide con la forma che l’Occidente ha deciso per lui.
Le
entità che lo visitano — che siano interpretate come extraterrestri,
intelligenze metacosmiche, o simboli viventi — non sono “altro” rispetto a lui;
sono la prova che l’essere non può essere contenuto nella gabbia identitaria
del concetto di uomo.
Riccardo
non è dunque un caso limite:
è
l’annuncio.
3.
L’estinzione dei “discendenti” come rito dell’Occidente
La
guerra contro i discendenti alieni, l’estinzione programmata degli anelli
genealogici non conformi, gli squadroni della morte che colpiscono ciò che non
è riconducibile al modello della specie:
tutto
ciò non è un fenomeno politico o militare.
È
la prosecuzione, su scala globale, dell’antica follia dell’Occidente:
l’eliminazione
dell’essere-altro.
Ciò
che non coincide con la forma imposta dall’episteme occidentale viene
dichiarato improprio, impossibile, da cancellare.
È
il medesimo processo che ha colpito filosofi, eretici, mistici, scienziati non
obbedienti: la violenza verso ciò che mostra il limite del pensiero dominante.
Nel
caso di Riccardo, questa violenza raggiunge un’intensità estrema:
non
è più un individuo a essere condannato, ma l’intera possibilità dell’alterità.
4.
La “follia” come verità nascosta
La
psicologia potrebbe chiamare follia le sue esperienze.
La
politica potrebbe chiamarlo nemico.
La
religione potrebbe chiamarlo Anti-Cristo.
Ma
ciò che appare in lui non è follia — è la verità che l’Occidente ha sempre
tentato di negare:
che
l’essere è eterno, e che la forma “uomo” è solo una delle infinite modalità del
suo apparire.
Riccardo
è il luogo in cui questa verità si apre come ferita.
Le
cicatrici sul suo corpo, le voci che ascolta, le presenze che lo visitano, non
sono segni di alienazione;
sono
l’irrompere dell’ente nella sua potenza non ricondotta.
La
sua vita non è una malattia, ma un evento filosofico.
5.
Perché leggere questa storia
Ciò
che segue non è semplicemente un racconto di dolore e di terrore.
È
l’occasione rara — e pericolosa — di osservare un uomo nel momento in cui la
struttura dell’identità occidentale si dissolve.
Riccardo
non sprofonda nella follia:
egli
la rivela.
E
rivelandola, mostra che l’essere non obbedisce allo schema del divenire, che
l’“umano” è solo un nome dato al tentativo di trattenere ciò che sfugge.
L’incontro
con l’alterità — aliena, divina, demoniaca, o semplicemente altra — non è
un’invasione.
È
un ritorno.
È
l’eterno che appare in una forma che l’Occidente non aveva previsto.
Chi
leggerà queste pagine dovrà farlo con estrema cautela:
non
per timore dell’incredibile,
ma
per timore del vero.
Perché
il vero, quando appare fuori dalle sue cornici,
è
sempre scambiato per follia.
NOTA CRITICA DI URSULA K.
LE GUIN
(saggio breve, poetico,
antropologico, eco-mitico)
Non è facile parlare di un libro come L’Anti-Cristo Pop.
Non appartiene alla narrativa speculativa nel senso
tradizionale:
non costruisce un mondo;
lo smonta.
Non inventa un mito;
lo scioglie.
Non immagina una possibilità;
la ribalta.
Il romanzo di Riccardo Simonetti-Casagrande non è una storia di
fantascienza.
È un atto di sciamanesimo
narrativo, come se la voce che parla non fosse l’autore,
ma un essere liminale che si serve dell’autore come strumento.
Il mito dell’Anti-Cristo Pop — “il Gesù che non avevamo ordinato
su Amazon” —
non è una provocazione pop,
ma un modo ironico per farci intendere che ciò che consideriamo
sacro,
ciò che crediamo eterno,
non è altro che un fraintendimento culturale.
E, come nei miei romanzi,
come nei miei antropologi immaginari,
come nei popoli liberi di Terramare,
ciò che è diverso non deve essere distrutto.
Deve essere ascoltato.
Leggendo questo libro, il lettore si ritroverà spesso
disorientato.
Bene.
Il disorientamento è il primo passo verso un’altra cultura.
Verso un altro modo di essere.
Verso un altro mondo.
L’Anti-Cristo Pop non ci invita a credere.
Ci invita a immaginare
—
e ogni immaginazione autentica è già un atto di libertà.
E questo, oggi, è più urgente della profezia.
— Ursula K. Le Guin
Portland, Oregon
Nell’anno in cui
l’immaginazione ha ripreso a respirare
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