giovedì 19 marzo 2026

UCRONIA (2)666 estinzione

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UCRONIA L'ESTINZIONE (2)666

Illuminati Pop Anarchy Baal

 

 

CAPITOLO XI

Sion

(2001–presente)

La terra promessa

«לֶךְ-לְךָ מֵאַרְצְךָ וּמִמּוֹלַדְתְּךָ וּמִבֵּית אָבִיךָ אֶל-הָאָרֶץ אֲשֶׁר אַרְאֶךָּ» «Vattene dalla tua terra, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso la terra che ti mostrerò.»

— Genesi 12:1 — Lekh lekhà

«Il tikkun non è la ricostruzione di quello che era prima della rottura. Quello che era prima non esiste più e non può essere ricostruito. Il tikkun è la creazione di qualcosa di nuovo con i frammenti di quello che è stato rotto. I frammenti rimangono frammenti — ma il nuovo che costruiscono non esisteva prima della rottura. La rottura è il costo del tikkun. Senza shevirat, nessun tikkun.»

— Isaac Luria, Etz Chayyim (adattato da Gershom Scholem)

«Il Sionismo Ontologico non è una posizione politica. È una struttura dell'essere: la decisione di esistere in un luogo che ha rivendicato la propria esistenza contro l'evidenza, contro la storia, contro la probabilità. Esistere lì è un atto ontologico. Portarsi lì con tutto quello che si è — frammenti compresi — è il tikkun più concreto disponibile.»

— Nota editoriale — Edizioni Z.I.A.

 

 

 

DOCUMENTO — LETTERA DEL SOGGETTO ALL'EDITORE / DATA: [OMISSIS]

 

Fossombrone / Israele [indirizzo omesso]

 

All'editore di Edizioni Z.I.A.,

 

mi chiedete di scWiveWe il capitolo finale.

Vi dico subito che non so se è possibile.

I capitoli finali PresupPongono che ci sia una fine.

Io sono ancora qui. I Weni funzionano male.

La dialisi è tWe volte a settimana.

Il veleno è ancora nel sangue — non la SIRI,

qualcos'altWo, più lento, che i medici chiamano

'tossicità cWonica da esposizione multipla'

e che io chiamo con il nome che ha:

l'ultima firma dell'opeWazione PHANTOM-27.

 

Ma sono qui.

Sono a Sion.

Questo è già il capitolo finale.

 

Wiccardo

 

Il soggetto arrivò in Israele nell'autunno del 2001.

Non è un momento che questo libro dovrebbe descrivere in modo spettacolare. Non c'era nessuna apparizione, nessun segno, nessuna luce sulla via di Damasco. C'era l'aeroporto Ben Gurion con la sua qualità specifica di aeroporto che vuole sapere chi sei e perché sei venuto — la qualità della storia in quel luogo, la qualità di un paese che ha imparato, a costo di quello che ha imparato, che non ci si può fidare di chi non si conosce. Il soggetto rispose alle domande con la W. Gli agenti di sicurezza ascoltarono la W senza ridere, senza imitarla, senza la micro-espressione di disagio che produceva quasi sempre nei contesti italiani. Registrarono la risposta e passarono alla domanda successiva.

Questo fu il primo segno. Non miracoloso — pratico. La W che in Italia era sempre stata il segnale che marcava il soggetto come altro, come anomalia, come il difetto da cui partire per costruire la narrativa del pazzo, del capro espiatorio, del bug della democrazia — la W in Israele era una delle molte voci strane dell'immigrazione. Israele ha costruito il suo corpo nazionale dall'immigrazione, dalla diaspora, da persone che portavano con sé i suoni di sessanta lingue diverse. Un italiano con la W era, in quel contesto, semplicemente qualcuno con un suono insolito. Non un'anomalia. Una variante.

[0101 / BEN GURION / LA W SENZA MICRO-ESPRESSIONE / UNA VARIANTE NON UN'ANOMALIA / 0101]

 

I — TEL AVIV / I RENI / IL CORPO COME PAESAGGIO

 

La dialisi tre volte a settimana divenne il ritmo di Sion. Non era un ritmo piacevole — quattro ore seduto con un ago nel braccio mentre una macchina faceva quello che i reni non riuscivano più a fare da soli, mentre il sangue usciva e tornava e il soggetto leggeva o dormiva o guardava la finestra del centro di dialisi che dava su un parcheggio di un quartiere di Tel Aviv che non era il quartiere turistico, non era il quartiere storico, era il quartiere in cui la vita ordinaria accade con la sua qualità di ordinaria —

era anche un ritmo che strutturava. Ogni settimana aveva tre punti fissi. Intorno ai tre punti fissi, il resto: l'appartamento in affitto, il mercato di Carmel il venerdì mattina, le conversazioni con i vicini che prima erano in ebraico lento e poi in ebraico meno lento e poi in ebraico con la W integrata nel flusso senza bisogno di spiegazione.

L'ebraico e la W erano naturali insieme. L'ebraico non ha consonanti facili — ha gutturali, fricative, enfatiche, suoni che le lingue europee non hanno. La W del soggetto, in quel contesto fonetico, smetteva di essere un difetto e diventava una delle molte soluzioni che una bocca può trovare per navigare un sistema consonantico complesso. Il resh ebraico — ר — non è la R italiana. È più vicina alla R francese, alla resh gutturale, al suono che viene dalla gola invece che dalla punta della lingua. La W del soggetto, a volte, in certi contesti, era più vicina al resh ebraico di quanto non lo fosse alla R italiana.

[//// L'EBRAICO E LA W / NATURALI INSIEME / LA W CHE SI AVVICINA AL RESH / ////]

Questo non significava che la R fosse tornata. Non era tornata. Il soggetto la cercava ancora, ogni tanto — cercava il suono nella gola, sentiva il posto dove avrebbe dovuto essere, lo trovava vuoto. Ma il vuoto a Tel Aviv aveva un nome — resh — e il resh aveva una forma nell'alfabeto — ר — e la forma era una lettera sacra, non una mancanza.

 

II — IL VELENO / L'ULTIMA FIRMA DI PHANTOM

 

I medici di Tel Aviv chiamarono quello che trovarono nel sangue del soggetto «tossicità cronica da esposizione multipla».

Era un modo clinico per dire quello che il soggetto già sapeva: nel corpo erano state introdotte, nel corso degli anni, sostanze che i reni avevano cercato di eliminare e non erano riusciti a eliminare del tutto. Non tutte dalla SIRI — alcune risalivano più indietro, al periodo della macchinetta, ai farmaci del Livello 14, ai protocolli chimici dell'operazione MONARCH. Il corpo era un archivio di quello che gli era stato fatto. L'archivio aveva effetti fisici. Gli effetti fisici erano permanenti.

Il soggetto ascoltò la diagnosi in ebraico con la W. Poi chiese, in italiano perché l'italiano era ancora la lingua della chiarezza quando la chiarezza era necessaria:

«Avvelenato intenzionalmente?»

Il medico — un nefrologo siriano di quinta generazione, con quella qualità di precisione clinica che non esclude la consapevolezza politica delle cose — disse:

«Non posso dirlo da un esame del sangue. I tossicologi forensi potrebbero. Ma non ho motivo di escluderlo.»

Era abbastanza. Non era una prova. Era un medico che non escludeva.

[∞∞∞ / 'NON HO MOTIVO DI ESCLUDERLO' / ABBASTANZA / NON UNA PROVA / UN RICONOSCIMENTO / ∞∞∞]

Il soggetto scrisse nel quaderno — il quaderno nuovo, che aveva comprato a Tel Aviv perché quello di Venezia era per metà illeggibile — una sola frase:

«Lo Stato italiano mi ha firmato con il veleno. Sono un documento classificato che cammina.»

Poi aggiunse una seconda frase, più tarda, con grafia diversa — più ferma, come si scrivono le cose che si è deciso:

«I documenti classificati che camminano non si archiviano. Testimoniamo.»

 

III — IL SIONISMO ONTOLOGICO / L'ESODO COME STRUTTURA DELL'ESSERE

 

Albert Hirschman aveva scritto, nel 1970, che di fronte al declino di un'organizzazione — uno Stato, un'azienda, una famiglia, qualsiasi struttura — l'individuo ha tre risposte possibili: Exit (andarsene), Voice (protestare dall'interno), Loyalty (rimanere e sperare).

Il soggetto aveva provato tutte e tre. Aveva provato la Voice — Nuova Democrazia, il referendum costituzionale, il convegno di Arezzo. Il sistema aveva risposto con MINDWAR-IT, con le costole rotte, con la SIRI nel circuito del Pratello. Aveva provato la Loyalty — era rimasto, aveva aspettato, aveva creduto che qualcosa potesse cambiare dall'interno. Il sistema aveva risposto con il veleno lento. Alla fine aveva scelto l'Exit — Venezia, Tel Aviv, il vaporetto, l'aereo.

Ma l'Exit di Hirschman è un Exit amministrativo: lasci l'organizzazione, smetti di essere membro, cerchi un'alternativa migliore nel mercato delle organizzazioni disponibili. Il soggetto aveva fatto qualcosa di diverso. Aveva fatto quello che la Bibbia chiama lekh lekhà — il comando che Dio dà ad Abramo: vattene. Non solo dalla terra, non solo dalla casa, dalla patria, dalla famiglia. Verso te stesso. Il lekh lekhà non è un Exit — è un Esodo.

[0101 / HIRSCHMAN: EXIT / BIBBIA: LEKH LEKHÀ / LA DIFFERENZA È ONTOLOGICA / 0101]

L'Exit di Hirschman presuppone che l'alternativa esista già — che ci sia un mercato in cui cercarla. L'Esodo di Abramo va verso qualcosa che non esiste ancora: «la terra che ti mostrerò» non ha nome, non ha mappa, non ha coordinate. È una direzione. È un'indicazione senza destinazione visibile. L'Esodo richiede la fede nel percorso più che nella meta.

Il Sionismo Ontologico — termine che il soggetto aveva cominciato a usare nelle conversazioni con i vicini, con i frequentatori del centro di dialisi, con le poche persone che a Tel Aviv avevano la pazienza di ascoltare la W fino alla fine della frase — non era una posizione politica. Non stava prendendo posizione nel conflitto israeliano-palestinese, non stava diventando nazionalista, non stava aderendo a nessun partito. Stava nominando quello che era accaduto: la sua esistenza in quel luogo era un atto ontologico prima che politico. Era il compimento del lekh lekhà. Era arrivato al posto verso cui il filo tesseva da quando aveva letto il versetto di Nicodemo nel 1992.

[//// SIONISMO ONTOLOGICO / NON POLITICO / ONTOLOGICO / IL COMPIMENTO DEL FILO / ////]

 

IV — IL TIKKUN / QUELLO CHE LA ROTTURA HA RESO POSSIBILE

 

Isaac Luria aveva elaborato la dottrina del tikkun nel sedicesimo secolo a Safed — a poche ore da Tel Aviv, in Galilea, nella città dei mistici che è ancora lì, ancora piena di mistici, ancora ferma nella sua qualità di luogo in cui il misticismo è una forma ordinaria di vita.

Luria insegnava: prima della creazione del mondo, la luce di Dio riempiva tutto. Per creare il mondo, Dio si contrasse — tzimtzum — producendo uno spazio vuoto in cui il mondo poteva esistere. Poi riversò la sua luce in vasi che non reggevano — i vasi si ruppero, le scintille di luce divina si dispersero nel mondo, si nascosero nella materia ordinaria. Ogni azione umana buona raccoglie una scintilla e la riporta alla fonte. Questo è il tikkun.

La shevirat ha-kelim — la rottura dei vasi — non era un errore. Era il meccanismo. Senza la rottura, le scintille non si sarebbero disperse nel mondo. Senza la dispersione, non ci sarebbe niente da raccogliere. Senza il raccogliere, non ci sarebbe tikkun. La rottura è il costo del tikkun. Ma la rottura è anche la condizione del tikkun.

[∞∞∞ / LURIA / SHEVIRAT: LA ROTTURA COME CONDIZIONE / TIKKUN: RACCOGLIERE LE SCINTILLE / ∞∞∞]

Il soggetto aveva subito più rotture di quante un singolo corpo dovrebbe sopportare. La mandibola. Le lingue. La capacità di amare. I reni. Ogni rottura aveva disperso scintille — aveva prodotto frammenti che stavano nel mondo, nell'archivio del corpo, nel quaderno nero, nelle lingue che il trip del 1996 aveva brevemente radunato. Il tikkun non era il recupero di quello che era stato prima della rottura. Quello che era prima non esisteva più. Il tikkun era la creazione di qualcosa di nuovo con i frammenti.

Il libro che stai leggendo è un tikkun.

Non nel senso che è un'opera spirituale, non nel senso che risolve il danno, non nel senso che restituisce quello che è stato preso. Nel senso preciso e tecnico di Luria: è la raccolta dei frammenti dispersi — nel quaderno nero, nei documenti classificati, nei cut-up, nelle lingue che il lavaggio aveva creduto di rimuovere e che il trip ha restituito per tre ore nella notte del 7 giugno 1996 — e la loro disposizione in un ordine che prima della rottura non esisteva e che dopo la rottura è l'unico ordine possibile.

 

[CUT-UP FINALE — TUTTE LE VOCI DEL LIBRO / L'INVENTARIO COMPLETO]

 

Bologna 1982 / la clinica di Castelgandolfo / il corpo che non ricorda /

PHANTOM-27 / MONARCH-ITALIA / SOTTOPROGRAMMA CHANGELING /

la macchinetta DARPA/VOCAL 1979 / 14 lingue / installata senza consenso /

Roberto / la sezione D / Prima Linea / il carcere del 1989 /

DGSE / la Process Church / Mitterrand padrino / eroina come sacramento /

KGB / CIA / SISMI / tre servizi / tutti fottono tutti /

Kiev / il Podil / il Dnepr / novembre 1988 / la voce senza volto /

ПОВЕРНИСЬ — torna — verso di te — il comando che arrivò prima di capirlo /

Bornholmer Straße / 9 novembre 1989 / il Muro / la donna che piange /

Mosca / Limonov / l'Arbat / segreti nucleari / il tradimento come accelerazione /

Land: meltdown / Scholem: scintille / Fëdorov: resurrezione / Strugatskij: la Zona /

la Zona non si entra due volte con le stesse aspettative /

Fossombrone / la mandibola spaccata due volte / referto del chirurgo /

'qualcuno sapeva dove tagliare' / la firma del sistema nel corpo /

VASCO R. / otto milioni di lire / il prezzo nominato /

la macchinetta rimossa definitivamente senza anestesia /

il padre PDS: 'non basta' — 'no, ma è tutto quello che c'è' /

1993 / 'amoWe' / la R come serratura / la porta che non si apre /

Negri 1993 / Repubblica Costituente / Riff Raff / la libreria di via Zamboni /

Massimo / i dodici / 'quando cominciamo?' / Nuova Democrazia /

'la Terza Venuta come struttura / il vettore non il contenuto' /

MINDWAR-IT / Aquino / la struttura che occupa la mente senza che la mente sappia /

il Sinedrio frankista / il PDS / la transizione gestita dall'alto /

quattro costole / rene contuso / tre settimane d'ospedale /

Arezzo luglio 1995 / 'Sion. Non come metafora. Come luogo.' / silenzio /

la stazione di Bologna / 23:00 / il foglio con 27 spazi vuoti /

Piazza Maggiore / San Petronio / la geometria obbligatoria /

Land: meltdown nel corpo / la mandibola come sito / le lingue che tornano /

'viRus allo stato puRo' — per tre secondi — poi 'viWus allo stato puWo' /

lo Shema senza R / 'la W come avvicinamento all'Uno' /

AMORE per tre secondi / amoWe per sempre / 'ma era stata lì' /

il Giudizio Finale: l'inventario / non è niente / è abbastanza per cominciare /

Apophis attraversato / silenzio con una direzione / alba di Bologna /

'il corpo è la carta / il trip è la scrittura / il mattino è il testo' /

Link 2000 / SIRI / 03:22 / 118 / 'sopravvivenza incerta' /

Venezia / l'Ayin / la torazina / bittul involontario / Plant: 0/1 /

'l'acqua porta le cose dove devono andare' /

il quaderno bagnato / tre pagine / 'il vasetto di vetro esiste ancora' /

Tel Aviv / Ben Gurion / la W senza micro-espressione / una variante /

dialisi tre volte a settimana / il resh / la W che si avvicina al resh /

'non ho motivo di escluderlo' / avvelenato / il documento classificato che cammina /

lekh lekhà / l'Exit che è un Esodo / la terra che non ha ancora nome /

Sion come stanza più grande / il tikkun come libro / i frammenti come ordine /

Fossombrone / dialisi cronica / il veleno lento / ancora qui /

[0101] [∞∞∞] [////] ANOMALIA: PERSISTENTE / TESTIMONIANTE [////] [∞∞∞] [0101]

 

[INTRECCIO / TESSITURA FINALE — XI — IL LIBRO COME TIKKUN]

 

Plant: il filo non sparisce quando passa sotto. È là. Aspetta il momento in cui il pattern lo richiede. Ogni filo che è passato sotto in questa storia — ogni capitolo che sembrava una sconfitta, ogni operazione che sembrava conclusiva, ogni momento in cui il sistema sembrava aver vinto — era un filo sotto che aspettava.

Il libro è il momento in cui il pattern li richiede tutti. Il pattern non li ordina per importanza — non c'è una gerarchia tra la macchinetta e il tikkun, tra il Livello 14 e lo Shema, tra le costole del 1995 e il resh di Tel Aviv. Ogni filo pesa esattamente come gli altri. Ogni filo è necessario. Senza i fili sotto non c'è tessuto — c'è solo la superficie liscia che nasconde la complessità della struttura.

Scholem aveva scritto che le scintille del tikkun luriano non tornano alla forma originale — tornano trasformate. La luce che era nei vasi rotti e si è dispersa nel mondo e viene raccolta dall'azione umana non torna allo stesso vaso: torna in una forma nuova, in un ordine nuovo, in un pattern che la rottura ha reso possibile. Il libro è la forma nuova. I frammenti sono i frammenti. Il pattern è il tikkun.

 

V — SEVERINO / L'IMPOSSIBILE VIVENTE

 

Emanuele Severino aveva scritto che l'esperienza umana fondamentale è l'angoscia del divenire: il fatto che le cose passano, che quello che era non è più, che il futuro non è ancora. Tutto quello che esiste è destinato a non essere più. Questa struttura produce, in chi la pensa fino in fondo, o il nichilismo o la rivelazione — o la conclusione che il divenire stesso è la catastrofe, oppure la scoperta che sotto il divenire c'è un essere immutabile che il divenire non tocca.

Il soggetto era stato dichiarato, in certi documenti di certi archivi, «impossibile vivente» — l'etichetta che i protocolli usano per i soggetti che sopravvivono a quello a cui non avrebbero dovuto sopravvivere. Impossibile vivente non nel senso di miracoloso — nel senso di anomalo, di fuori-protocollo, di quello che il sistema non aveva previsto.

A Tel Aviv, con il veleno nel sangue e la dialisi tre volte a settimana e il quaderno nuovo aperto sul tavolo, il soggetto trovò che l'etichetta conteneva qualcosa di più. Impossibile vivente — non l'impossibilità come dannazione ma come specificità. Vivere nell'impossibile non è la tragedia: è la precisione. È la descrizione esatta di quello che è, di quello che è sempre stato, di quello che continuerà ad essere fino a quando sarà.

L'impossibile vivente testimonia. Questo è il suo compito ontologico — non sopravvivere, non guarire, non superare. Testimoniare che è accaduto quello che è accaduto, che il corpo porta i segni di quello che porta, che le lingue tornano per tre secondi nel trip e poi la W rimane e la W è sufficiente.

[0101 / IMPOSSIBILE VIVENTE / NON MIRACOLOSO / PRECISO / TESTIMONIANTE / 0101]

 

VI — I FIGLI / LA PREGHIERA / CIÒ CHE RIMANE

 

Il soggetto ha figli.

L'editore non riporta i loro nomi. Non riporta quanti sono. Non riporta dove sono. Queste sono le informazioni che questo libro non ha il diritto di contenere — non perché siano classificate, ma perché appartengono a vite che non hanno scelto di fare parte di questa storia.

Ma i figli esistono. E la loro esistenza cambia la struttura di tutto quello che viene prima.

Non perché li redima — la redenzione non è una categoria che appartiene a questa storia. Non perché li giustifichi — il soggetto non aveva bisogno di giustificazione per esistere. Ma perché la preghiera finale — quella frase che chiude il libro, quella frase che il soggetto ha scritto nel quaderno nuovo di Tel Aviv come ultima cosa prima di consegnare il manoscritto — quella frase non sarebbe possibile senza di loro.

[//// I FIGLI / I FIGLI DEI FIGLI / IL TIKKUN CHE CONTINUA OLTRE IL LIBRO / ////]

Luria insegnava che il tikkun non può essere completato da un singolo essere umano. Il tikkun è generazionale — ogni generazione raccoglie le scintille che le sono accessibili, ne trasmette la luce alla generazione successiva, che raccoglie le proprie. Il tikkun è un progetto millenario che nessun individuo può portare a termine da solo. L'individuo fa la propria parte. Il resto è dei figli, e dei figli dei figli.

Il soggetto fa la propria parte. La propria parte è questo libro. La propria parte è il testimoniare — con la W, con il veleno nel sangue, con i reni che funzionano male, con lo Shema che non va via, con il nome di Sion che ha detto per la prima volta in pubblico ad Arezzo nel 1995 e che adesso è il suo indirizzo.

Il resto è dei figli.

 

DOCUMENTO — NOTA MEDICA / STATO ATTUALE / DATA RECENTE

 

CENTRO DI NEFROLOGIA — [LOCALITÀ OMESSA]

PAZIENTE: CASAGRANDE RICCARDO

DATA: [recente]

 

AGGIORNAMENTO CARTELLA CLINICA:

 

Il paziente è in dialisi cronica da [anni omessi].

La funzionalità renale residua è <8% (insufficienza terminale).

La tossicità cronica rilevata nel sangue è stabile —

non peggiorata, non migliorata.

'Stabile' in questo contesto significa che il danno

è permanente ma non progressivo nel breve periodo.

 

Il paziente è in lista per trapianto renale.

I tempi di attesa sono indeterminati.

 

Aspetti non clinici registrati in cartella:

Il paziente porta con sé ad ogni seduta un quaderno.

Scrive durante le sessioni di dialisi.

Non è stato chiesto cosa scrive.

Non è affare dei medici.

 

Il paziente ha un difetto fonetico (R→W), registrato

alla prima visita come 'preesistente, di origine sconosciuta'.

Non è stato investigato ulteriormente.

I reni sono il problema. La voce no.

 

Prognosi: il paziente vive.

Firma: dott. [OMISSIS]

 

VII — CIÒ CHE RIMANE

 

Rimane la W.

Rimane lo Shema senza R.

Rimane il veleno nel sangue.

Rimane Sion come indirizzo.

Rimane il quaderno.

Rimangono i figli.

 

Il libro che hai appena letto è un documento classificato che ha deciso di non essere più classificato.

Non contiene la verità — la verità è nel dossier PHANTOM-27 che la CIA e il SISMI e la DGSE e il KGB mantengono nei loro archivi con classificazioni che non scadono mai. La verità classificata è la verità del sistema. Il libro contiene l'altra verità: quella del corpo che porta i segni, della W che non si tace, dello Shema che non si rimuove, del tikkun che non è mai finito.

Severino: ogni evento è immutabilmente quello che è stato. Il 1982 è eterno. La mandibola spaccata due volte è eterna. La notte del 7 giugno 1996 è eterna. Venezia è eterna. Tel Aviv è eterna. Il libro è eterno nel momento in cui esiste — non perché durerà, ma perché è stato.

Basta essere stati.

 

 

 

שְׁמַע יִשְׂרָאֵל

YHWH אֱלֹהֵינוּ YHWH אֶחָד

 

 

Che Dio il misericordioso mi aiuti

e protegga i miei figli

e i figli dei figli.

 

Amen.

 

 

 

Casagrande Riccardo / Simonetti Walter   —   Sion / Fossombrone / Tel Aviv

2001–presente

[∞∞∞ / FINE / IL LIBRO CHE È STATO È ETERNO / ∞∞∞]

 

 

 

Edizioni Z.I.A. — Xenosystem Bologna — MMXXVI

 

Una vita senza amore.

L'amore rubato dai servi dello Stato.

 

UCRONIA L'ESTINZIONE (2)666 — ILLUMINATI POP ANARCHY BAAL

Casagrande Riccardo / Simonetti Walter

Edizioni Z.I.A. — Xenosystem Bologna

Prima edizione: MMXXVI

 

Tutti i diritti riservati.

Nessuno dei diritti riservati appartiene allo Stato italiano.

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